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20 novembre

Il 18 novembre 1999, Maria Teresa ed il neo-diciottenne

Il 17 novembre 1999 la classe III A aveva pensato bene di non entrare. C'era stato un mezzo sciopero organizzato dai soliti eroi del fancazzismo militante del Tasso e i nostri eroi si erano subito accodati. Quella mattina ci furono discussioni molto accese davanti a quelle stupide panchine e soprattutto sugli scalini di quella simpatica chiesa, perchè qualcuno era totalmente contrario allo sciopero. E non perchè era un secchione o perchè i suoi ideali erano lontani da quelli dello sciopero. Ma perchè il problema più grande da affrontare sarebbe stato il giorno dopo, e questo problema si sarebbe presentato nel modo più violento possibile. Il problema era LEI: Maria Teresa. L'unica professoressa che DA SOLA era capace di tenere in scacco contemporaneamente, nell'ordine: preside, altri vice-presidi, colleghi (tranne uno che infatti la odiava), impiegati, rappresentanti d'istituto, semplici studenti, suoi alunni e persino le piante del secondo piano. Anche il fascio littorio del Tasso quando LEI passava si afflosciava e mostrava riverenza. Maria Teresa, oltre ad esser la più cattiva, dura, vendicativa, integerrima, cazzuta ed esperta delle prof. di storia e filosofia, aveva una caratteristica tragica: prendeva disperatamente ad odio gli eversivi, i nullafacenti e quelli che facevano sciopero. Ed era solita presentare il conto appena possibile, anche il giorno dopo. I nostri eroi dell'inizio-racconto non erano eversivi affatto ma erano un po' nullafacenti ed avevano la sinistra tendenza di fare sciopero. In aggiunta, c'era un altro problema: nei due anni di Liceo precedenti erano stati affidati a prof. di storia e filosofia molto più soft. E quindi non conoscevano molto bene Maria Teresa. Quel 17 novembre '99, quindi, qualcuno era contrario allo sciopero perchè sapeva che il 18 novembre ci attendeva al varco, oltre a TUTTO Hegel, Maria Teresa. "Uagliu', c'ammazza domani" - diceva il biondino con la faccia da bambino che stava iniziando a metter su un po' di barba ma dimostra a fatica i suoi 17 anni. Ma niente da fare. E quindi, liberi tutti. Ma poichè la paura fa novanta, il biondino di cui sopra tornò a casa a ripetere Hegel, che Maria Teresa ci aveva assegnato una settimana prima. Seguì una giornata allucinante, nella quale il più grande dei secchioni gli avrebbe fatto i complimenti. Fino alle 23 davanti al suo riassunto di Hegel a ripetere come un ossesso pensando alla faccia di Maria Teresa del giorno dopo. Come lui molti altri, probabilmente gli stessi che avevano inorridito all'idea dello sciopero del 17 e che poi avevano sentito la stessa sensazione di sgomento al pensiero dell'interrogazione di massa.
E così, venne la mattina del 18 novembre 1999. Il destino vuole che uno degli eroi della III A compia 18 anni:la maggiore età, l'età della maturità. Filosofia è alla terza ora, o forse alla quarta. Non ricordo, vabbè.
Alle 10 circa il neo diciottenne esce speranzoso dalla classe insieme al suo compagno di classe biondino a cercare i professori in giro per offrir loro la guantiera di dolci portata per l'occasione. Dopo un giro furtivo per il corridoio il maggiorenne pesca Maria Teresa in II A a fare lezione ed entra col compare di mille battaglie. L'obiettivo nemmeno così celato è ammorbidirla un po'. "Prof, oggi è il mio diciottesimo compleanno, ho portato la guantiera di dolci. Ne vuole uno?". Lo sguardo successivo è di quelli che inceneriscono. "Ah, veramente? Magari è arrivato davvero il momento di crescere". I due compari escono dalla classe umiliati manco fossero entrati in un club privè di froci e fossero stati costretti a denudarsi e tornano nella loro classe a cominciare a diffondere la loro immagine di terrore. Suona la campana dell'ora successiva ed è arrivato il momento cruciale. Quando Maria Teresa entra nell'aula si respira un'atmosfera irreale. Non ho mai avvertito nella mia vita una simile sensazione di paura, nemmeno all'esame di matematica all'università, ai colloqui di lavoro, ai primi giorni di lavoro e al pareggio dell'uruguayano in Salernitana-Vicenza del 15 maggio 1999. Così,mai. In classe c'era un silenzio spaventoso che manco ad un funerale. Tutti seduti e praticamente immobili, pronti al martirio. Maria Teresa si siede e quasi non proferisce verbo. Incomincia solo a sfornare i primi nomi degli interrogati col rituale "vengano alla cattedra". Vanno i primi quattro (perchè, caso più unico che raro, aveva deciso di interrogarne quattro alla volta mentre di solito era singola l'interrogazione) e cominciano i guai. Le domande non sono nemmeno cattivissime ma lei è più silenziosa del solito; attende che tu finisca di parlare per dirti quello che pensa di te. Alterna a caso una domanda per ciascuno,e poi stronca. Quando manda a posto (8 minuti massimo a gruppo) il risultato è agghiacciante: un paio di 5, un 4 e due 3. Voti che non sarebbero stati giusti perchè la preparazione media non era affatto scarsa (sapete com'è, la paura ci aveva reso tutti preparati), ma che IN QUEL GIORNO e IN QUELL'ORA diventano sentenze inappellabili. Continua il tran-tran dei gruppi e dopo pochi minuti va alla cattedra il biondino (oddio, già il colore s'era perso un po' e stava diventando castano sfigato). Di quei minuti ricordo soltanto due cose: le mie risposte precisissime e il voto finale, un 6 che sapeva quasi di beatificazione considerando la sua cattiveria. Non ho preso 6 ad un orale di una materia umanistica mai nella mia vita e quel voto mi avrebbe intristito in un caso normale, ma io ricordo soltanto un profondo sollievo una volta poggiate le natiche sulla mia sedia. Ero felicissimo, l'incubo Hegel era finito. Il martirio prosegue e tranne un 7 (l'unico, immeritato quanto inspiegabile a Francesco) tutto il resto fluttua tra il 3 e il 5, con picchi tragici di 2 a quei pochi che non avevano manco vissuto il 17 novembre la paura di Hegel e della sua interrogazione. "Cosa è venuta a fare alla cattedra se non sa niente, signorina. Voleva fare una sfilata di moda col suo gonnellino?" - dice Maria Teresa sprezzante ad una delle vittime del suo 2. E gli insulti si sprecano per gli altri 2 e 3, mentre chi ha preso 4 già può ritenersi salvo. Il neo-diciottenne si salva dalla sciagura con un colpo di classe memorabile, ma non avrebbe mai più dimenticato quella giornata. Tant'è vero che 10 anni dopo, nel giorno del suo compleanno, il suo ricordo è ancora nitido.
Al termine delle interrogazioni, dopo che NESSUNO era stato risparmiato, Maria Teresa si concesse un'analisi finale della giornata. Un'altra raffica di insulti e mortificazioni, che avrebbero spinto anche il più ottimista e sereno a meditare un mese di relax e disintossicazione a Palazzo Grazioli con Silvio e le battone.
Quando Maria Teresa se ne andò da vincitrice (e dopo averci finalmente dimostrato chi era a comandare), per qualche secondo nessuno ebbe la forza di parlare. La sua strategia ebbe successo su tutta la linea. Non ci furono più rivolte, nè scandalosi filoni di massa, i voti pian piano cominciarono a salire (anche perchè peggiorare non era possibile a meno che non si volesse partire da -6 nei giudizi arrivando a 0 come voto massimo) e lei cominciò ad insegnarci cosa voleva dire confrontarsi con la paura, quotidianamente.
E io penso che senza di Lei e senza quella giornata avrei avuto un approccio molto diverso a tutti gli altri esami della mia vita. Poi dicono che la filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale tutto rimane tale e quale...Ignoranti!

14 novembre

Articolo 31 - I consigli di un pirla

A un certo punto finita la festa
Vedrai tutti andar via
Ti accorgerai che quel poco che resta ti basta
Ed ecco, quella sarà casa tua

t’insulteranno a gran voce E tu ridi

ti chiuderanno la bocca e tu scrivi
Se ti picchieranno e ti imporranno divieti
Tu fatti beffa dei tuoi padroni
E canta i loro segreti

YouTube - Articolo 31 - I consigli di un pirla
  
07 novembre

Hai capito???

Dopo tutto il male che mi hai fatto e ci hai fatto, 
dopo tutta la merda che mi hai menato addosso,
dopo aver buttato nel cesso 13 anni di amicizia-milioni di ore-migliaia di giorni-miriadi di telefonate-centinaia di sms,
dopo aver dimenticato tutto quello che ho fatto per te (e tu per me)
dopo aver dimenticato tutta l'amicizia che ti ho sempre dimostrato in modo incondizionato, leale, onesto, fedele, amorevole
dopo un addio SENZA ALCUN MOTIVO reale o presunto
..........................................................
dopo tre mesi di mio personale silenzio rispettoso e tuo silenzio inaccettabile
dopo tre mesi di rabbia covata con dignità e sensibilità
dopo tre mesi in cui nessuno è stato capace di farti capire che razza di merda sei stato e sei
.................................................................
dopo l'ultima e invereconda mancanza di rispetto verso tutto questo e verso tutti quelli che per anni ti hanno offerto tutta la loro amicizia
 
Dopo tutto questo:
1 - se hai provato, provi o proverai almeno un briciolo di vergogna....sarai soltanto una persona scandalosa indegna di ricevere il mio saluto
2 - se NON hai provato, provi o proverai almeno un briciolo di vergogna....per me sei soltanto la feccia dell'umanità.
 
Augurati di non trovarti mai nei posti dove mi trovo io
Augurati di non avere mai la possibilità di parlare con me
Augurati di non farti venire mai la voglia di chiamarmi o mandarmi un messaggio
 
Sparisci dalla mia vita per sempre insieme a tutto il cumulo d'odio e di merda che mi hai spalato addosso e che ti restituisco
 
E non me ne fotte se leggerai o non leggerai mai queste righe.
 
Loro resteranno a futura memoria di questa chiavica, che resterà la più beffarda faccenda che mi sia capitata in 27 anni di vita vissuta con dignità.
 
Quella che tu non hai.
 
 
06 novembre

Pianificazione o immanenza?

Ieri sera chiacchieravo con una persona che mi diceva: “se già oggi ad un piccolo scossone ci sono problemi, figuriamoci in futuro, quando probabilmente il nostro progetto di vita ci porterà a fare proprio quel tipo di vita. Se ora è così, figuriamoci cosa succederà in futuro. Tu che ne pensi?”.

Ho sempre pensato all’importanza della progettualità come pietra miliare dell’esistenza di ognuno. Quindi anche mia. Sin da piccolo ho sempre pianificato tutto o quasi tutto, ossessivamente e molto lucidamente. Dal tempo di percorrenza da un posto all’altro per essere puntuale, fino al futuro lavorativo, all’età per raggiungere determinati obiettivi, al matrimonio ecc…

Ragionando anche per obiettivi minimi, graduali, per gradini. Pensando a cosa avrei ottenuto con le tappe intermedie. E pensando al fatto che deviazioni dal percorso sarebbero state deleterie se si guardava all’obiettivo finale. Cosa succede oggi, cosa faccio oggi, era parametrato con quello che avrei dovuto o voluto fare domani. Per trovare il senso all’oggi bisognava trovare un senso anche al domani. Per forza. Non sono mai sceso a compromessi con il futuro, ma con il presente sì.
Molti di noi hanno progetti, piani, idee da perseguire. Quelli che poi è bello chiamare sogni più materialmente sono progetti.

La domanda di oggi è: ha senso, è giusto fare progetti e programmare un’esistenza e i suoi momenti oppure ha più senso vivere alla giornata pensando a domani (al massimo) e quasi mai al dopodomani? Io una risposta me la sono data, ma è drogata dall’esperienza di vita e quindi è parziale e probabilmente superficiale. La mia esperienza di vita dice che il 90% delle idee che avevo e dei progetti che mi ero costruito nella mente hanno poi subito un profondo cambiamento una volta affrontata la realtà quotidiana. Non sto parlando di peggioramento, né di miglioramento. Parlo solo di CAMBIAMENTO. Avevo pianificato di studiare economia per diventare un manager di una importante azienda, che fosse più internazionale possibile e più lontano possibile. E quando è stato il momento di andare più lontano possibile nell’azienda più internazionale possibile ho visto che non era la mia dimensione. Avevo pianificato di sfruttare al massimo il mio talento, forse l’unico, con le parole e con le tastiere dei computer e invece mi trovo (per fortuna) da anni a sfruttare le mie (presunte) qualità con i numeri lasciando alle parole soltanto il residuo. Avevo pianificato di non cascare più nel marasma delle imprese e di dedicarmi alla professione libera dopo l’ennesima delusione, ed invece ci sono rientrato con più entusiasmo di prima dopo una telefonata da Bari. Avevo pianificato di sposarmi presto, e avevo anche pianificato che sarei stato più forte e più solido di tutto il sistema che mi avrebbe circondato, della disoccupazione, delle difficoltà di tanti miei coetanei, della mia adattabilità alla sede di lavoro, dello stipendio ecc…

Non erano “sogni” di un visionario, né megalomanie di un pazzo fottuto. Erano solo pianificazioni. Che testimoniano un metodo, un orientamento. Ma che la realtà può facilmente divertirsi a smontare attraverso una persona, un momento storico positivo o negativo, un momento personale di euforia o depressione, una delicata situazione familiare, una telefonata sbagliata o giusta. Di quelle che ti cambiano la vita, le scelte e gli orientamenti. E ti fanno saltare il banco della pianificazione, in meglio o in peggio. E ti fanno vedere il presente con occhi diversi da quelli di prima.

Anche in questo periodo mi dicono continuamente che bisogna essere lungimiranti, che è necessario pianificare con un occhio al presente e uno al futuro. Che pure una carriera va pianificata, perché partendo da solide basi e da grande motivazione poi è difficile che la realtà futura si discosti tanto da quel progetto. Ma intanto, si corrono due rischi al di là della disillusione da un qualunque sogno. Il primo è che poi ci si trovi a maledire un qualcosa o qualcuno che non esiste se ti salta il banco. Perché non sempre è colpa/merito di qualcuno se si verifica il tuo progetto. Il secondo è che inseguendo il progetto, lucido o folle che sia, perdi un po’ di vista il presente, l’emozione del momento, il sapore della giornata e del breve periodo. Perché nel breve periodo l’oscillazione del grafico è molto maggiore e si va su e giù come un fondo azionario di Ubi Pramerica, ma almeno quando si raggiunge il picco positivo puoi godere compiutamente. E basta. D’altro canto le controindicazioni dell’altro sistema potete intuirle anche voi.

E quindi qual è la soluzione? Esiste una terza via un po’ meno razionale e più emozionale e contemporaneamente un po’ più razionale e meno emozionale di quell’altra opposta a quella originaria?

02 novembre

Pensierino della sera

Lo so che non è costruttivo guardare troppo al di là della realtà attuale, ma a me piacciono i ruoli manageriali. Li sogno da sempre, li sento miei, sento di poterli ricoprire. Di avere capacità gestionali, organizzative e relazionali. Ci voglio credere, ci devo credere...anche se per ora sarebbe sufficiente per me uscire dalla cassa.
 
Devo uscire dalla cassa, sento che sto mordendo il freno e perdendo tempo. Voglio volare alto, anche se poi non significherebbe diventare un grande manager. Speriamo che qualcuno me lo permetta.
 
 
22 ottobre

La seconda possibilità

Stavo facendo le serie di pettorali da 15 ripetizioni e mi stavo prendendo un riposo tra l'una e l'altra. Cercavo l'istruttore della palestra che era seduto sul divanetto fuori dalla sala attrezzi perchè dovevo chiedergli un'informazione. Sono uscito un attimo dalla sala e mi sono fermato perchè l'istruttore stava parlando con un ragazzo. Non mi allontano perchè pensavo stessero parlando di puttanate ed invece era una conversazione molto seria, con il ragazzo praticamente in lacrime. "Hai capito che merde, ho appena fatto 18 anni, e speravo di festeggiare con loro, i miei amici e compagni, e condividere la mia giornata più bella. E invece a stento mi hanno fatto gli auguri, qualche sorriso e basta. Se ne sono strafottuti. Ieri ha fatto 18 anni un altro nostro compagno che sta nel nostro gruppo da pochi mesi e gli han fatto il regalo pure. Tutti contenti erano, l'hanno riempito di attenzioni e io mi sono sentito come uno stronzo".
E giù con gli occhi abbuffati di lacrime. L'istruttore gli diceva le solite cose di circostanza, e si sono salutati dopo che il ragazzo ha detto: "adesso il mio atteggiamento nei loro confronti cambierà per forza, sarò diverso, più freddo". "Per forza" - gli ha risposto l'istruttore. E se n'è andato.
Io sono rimasto un attimo perplesso, e dopo aver fatto giusto mente locale (che in realtà si chiamerebbe "flashback" locale) sono rientrato a fare quegli inutili esercizi che peraltro manco mi porteranno a diventare l'erede italiano di Vin Diesel. In un'altra mini-pausa sono ri-uscito nel corridoio e l'ho rivisto che usciva dal bagno in lacrime. Ha gettato un fazzoletto in bagno e si è seduto sul divanetto. Oggi non è nemmeno mai venuto in sala a fare attrezzi. Prima di andare via, e mentre alzavo gli inutili 15 chili di peso con le mie possenti gambe ho pensato di uscire a parlargli per dirgli due cose e dargli un "mini-consiglio", dal basso della mia esperienza. In fin dei conti era una stupidata, perchè avrebbe tranquillamente potuto rispondermi "fatti i cazzi tuoi". Ci siamo visti 2-3 volte in palestra e ci salutiamo solo. Quindi, avrebbe avuto tutto il diritto di mandarmi a comprare il sale. Ma io ho pensato che avrei corso il rischio comunque, perchè mi sembrava giusto dargli una mano, a modo mio. Gli avrei detto pressappoco così: "Ciao, scusami se entro nella tua vita anche se non ti conosco. Ho sentito per errore quello che dicevi all'istruttore e poichè la cosa mi ha colpito volevo solo dirti una cosa. Non ti tenere dentro la tua rabbia e la tua delusione, perchè poi in fondo crei solo rabbia che difficilmente si curerà. Dici quello che pensi a loro, spiega la tua rabbia e la tua delusione, e fai presente che non pensavi di essere per loro poco più di un soprammobile. Poi ascolta quello che hanno da dirti, e mandali al diavolo definitivamente solo se dimostreranno di non avere minimamente idea di cosa significa rispettare una persona, e un amico in particolare. Tutti possono sbagliare, e secondo me bisogna avere la forza di dare a tutti una seconda possibilità. Che siano amici, genitori, ragazze, parenti, colleghi di lavoro o gatti. Magari i tuoi amici sono soltanto immaturi, o forse hai sopravvalutato la tua sensazione. Sono pochi quelli che non meritano una seconda possibilità, proprio i casi più scandalosi. Seconda possibilità sì, terza possibilità no. Perchè abusare del tuo rispetto due volte non è giusto. Non ti voglio rompere oltre e scusami".
Ho finito gli esercizi, e sono andato in corridoio. Ma lui non c'era, e nemmeno in spogliatoio. Probabilmente se n'era andato. E il mio tentativo di parlargli resta virtuale.
06 ottobre

I tipi e le tipe da palestra....fenomenologia

Quando entri nella sala attrezzi di una palestra trovi un piccolo mondo incantato, popolato da esseri umani di tanti tipi che vivono a loro modo l'esperienza mistica di "farsi il fisico". Questa cronaca, tra l'altro, non è nemmeno particolarmente enfatizzata perchè la MIA palestra non è mica come quella dove andavo prima a via Luigi Guercio...In quel "tempio" la scienza, la tecnica, l'autoesaltazione e l'organizzazione maniacale regnano sovrane in ogni angolo costringendo un povero cristo che vuole soltanto perdere un paio d'orette a settimana a sentirsi clamorosamente inadeguato/demotivato. In questo "tempietto", invece l'uomo è già più essere umano, e c'è spazio anche per le sue debolezze. Resta il fatto che quando entri in una sala attrezzi questo mondo incantato ti si presenta davanti agli occhi senza che nemmeno devi fare grande sforzo di immaginazione. E riesci ad osservare gli "stereotipi" con grande divertimento. Quello che ci crede e lotta col cuore è senza dubbio il primo a venirti davanti. E' vestito con tutta roba che fa risaltare il bicipite e il pettorale e trasuda sudore da ogni poro. Te lo immagini più che trentenne e pure un po' brutto. Si aggira per la palestra con fare concentrato ed ha in testa soltanto il risultato finale, u fisik. Dopo averlo osservato per più di 30 secondi non ti spieghi come possa comprare tutta roba di 3 taglie inferiori e come non gli scoppi addosso il pantaloncino. Non ti guarda manco, e si gira di soppiatto soltanto quando nota la tipa carina, ma in fondo non gliene frega granchè perchè la sua donna in quella sala è il bilanciere. Si esalta quanto più lo riempie di pesi e dopo aver fatto la dodicesima serie da 5000 chili si aggira piano piano per la palestra con fare soddisfatto guadandoti con lo sguardo di chi dice: "provaci, pirletti, a fare meglio di me". E' anche una forma di riscatto sociale. Proprio mentre il palestrato doc vaga per la saletta, ecco che ti piomba davanti il suo "probabile erede". E' il secondo stereotipo. Ha tra i venti e i trent'anni, è fisicato ma non troppo, ha più speranze di costruire il fisico armonioso alla Brad Pitt di quello di prima ma ne deve mangiare filoni di pane per arrivarci. E' progressivo nella crescita dei suoi sollevamenti e delle sue serie ed è anche più curato nell'abbigliamento. Ci tiene ed è un po' fissato, ma con equilibrio e con nonchalance. Ogni tanto si dà una passatina pure alla pettinatura affinchè il sudore non la rovini più di tanto e di solito è molto attento anche alla fauna femminile che popola la palestra. E' rigoroso nell'applicazione degli esercizi e quando si aggira per la sala ha lo sguardo di chi dice: "ce la farò a diventare un figo da paura, mi basta giusto un pochino". Di solito questo secondo stereotipo passa pochissimo tempo alla cyclette perchè gli attrezzi sono prioritari. Invece c'è chi utilizza la cyclette per dialogare e passare un po' il tempo. Sono le ragazzine, quelle che a stento hanno venti anni, e che vanno in palestra anche e soprattutto per stare insieme. Sono più legate al loro cellulare che agli attrezzi e alla bici, tant'è vero che se non ce l'hanno in tasca lo portano appresso nella borsetta anche in sala o addirittura lo poggiano su un muretto per consultarlo ogni 5-10 minuti. Le ragazzine qualche volta fanno anche le lezioni di aerobica e simili, ma spesso sono disincantate e salvo casi sparuti non sudano come Bonolis perchè non gliene frega di sporcarsi le mani con sti attrezzi. Si divertono e parlano spesso insieme, e ti fanno sentire pure un povero vecchio. Perchè i tiemp bell' i na' vot, di quando stavi al Liceo o all'Università non torneranno più. Loro si aggirano nella sala con lo sguardo di chi dice: "vediamo di passare presto st'oretta così facciamo finalmente cose divertenti e usciamo da sta gabbia dorata piena di puzzoni". La categoria che preferivo e preferisco ancora, però, è sicuramente un'altra. E' il popolo delle quaranta-cinquantenni. Nel corso degli anni si sono evolute (almeno nella mia osservazione), ma hanno tenuti intatti alcuni aspetti magici. Sono vestite in modo precisissimissimo, e spesso anche truccate. Portano anche orecchini costosissimi, bracciali e collane perchè s'edda vere' che sono persone di un certo livello e soprattutto hanno sempre abiti strettissimi e probabilmente scelti dopo 2 ore di consultazione in negozio. Perchè s'edda pure vere' che il fisico negli anni non si è scassato (o quasi) e che hanno grande stile. Su di loro si concentra molta dell'attenzione degli istruttori, e, anzi, se gli istruttori non le cagano sono loro a chiedere udienza per ogni fesseria. Il loro must sono gli esercizi per le gambe e il fondoschiena, e lo specchio è il loro migliore amico perchè non sia mai che si inizia a vedere qualche segnale di vecchiaia o di scombino facciale. Sono meravigliose, soprattutto le cinquantenni, perchè ci credono veramente un sacco e non se ne fregano se uno come me le guarda e pensa: "Gesù gesù, potevi venire in palestra vestita in modo normale. E lascia perdere la palestra perchè tanto non è quell'esercizio che ti fa essere ancora gradevole. Il fascino o ce l'hai pure a cinquant'anni o non lo avrai mai". Loro sì che vengono in palestra per dire al mondo: "noi ci siamo ancora, è inutile che guardate le ragazzine perchè siamo ancora più fighe noi". La sala è praticamente piena, ma non posso evitare di notare l'unica e vera tipologia di essere umano da palestra che veramente ha la mia vicinanza e solidarietà. Ne fanno parte quelli grassi/grasse, che sperano nella palestra per risolvere il problema dell'obesità e che davvero ci provano a lottare col cuore perchè questa cosa li fa soffrire da pazzi. Non riesco ad immedesimarmi per ovvi motivi, ma loro sì che DEVONO ottenere risultati con la palestra per sentirsi motivati nella loro battaglia. Io tifo per loro.

Poi ci sono anche altre categorie di animali da palestra, ma sono residuali. Ci sono le ragazze di venti e trent'anni per lo più annoiate, che vanno in palestra un po' scazzate e hanno la faccia di chi spera sotto sotto di trovare un tipo carino per chiacchierare e scambiare il numero piuttosto che fare esercizi e sudare. Ste tipe vestono fashion e sono curate, ma giusto perchè per loro la sala attrezzi è come la rotonda o il privè del Miami. Ci sono i ragazzi ventenni,anche loro molto annoiati, che sono là o per perdere giusto qualche chiletto o per stare con gli amici e ricercare la tipa. Pure questi ascoltano annoiati i consigli dell'istruttore e guardandolo pensano che tanto "chissenefrega", dopo ci sta la partita e me la vado a vedere. La cosa divertente è che, come SEMPRE in tutti i luoghi di incontro, anche se non si conoscono alla fine i ragazzi trovano sempre il modo per parlare e fare gruppetto. Gli argomenti di discussione sono sempre i soliti due: il calcio e la cara e vecchia .....

Basta che due inizino a parlare di una squadra qualunque, pure del Pergocrema, e comincia il conciliabolo da Bar Sport, oppure basta che passi una tipa più o meno carina che si dà il via ai commenti. Ed è anche in quella sede che spesso scopri gli amici dell'altra sponda. E' sufficiente che non mostrino interesse per nessuna delle due cose e li hai sgamati.

Mentre invece i gruppi eterogenei di ragazze non "fanno gruppo" e si fanno i reciproci cavoli propri.

In tutto ciò....voi direte....e tu, caro il mio Debosciato, di che categoria fai parte?

Io? Io speriamo che me la cavo.

30 settembre

Allo stato dell'arte

Non ho scritto per 20 giorni e devo dire che mi mancava. Stasera, sfruttando anche la forzata astinenza dal lavoro rimetto giù due righe. Niente di epocale eh, giusto un riepilogo di stati d'animo, situazioni e sensazioni.
 
Abbiamo completato il quarto contratto e tra venti giorni comincerà il quinto. Comincerà con il solito escamotage di cui sono anche stufo di parlare perchè non è manco il caso. Entrerà un'altra persona, un'altra matricola, per coprire esigenze e contingenze stagionali straordinarie che impediscono l'eternità del contratto. Lasciamo stare. Vi basti sapere che da 18 mesi io e tanti altri ragazzi ci stiamo smazzando, stiamo dando tutto, stiamo lesinando ferie e permessi, stiamo lavorando cercando di sopperire anche alle ferie degli altri e lo facciamo non solo perchè vogliamo il contratto. Ma perchè abbiamo molto amor proprio. Quindi la sensazione è di uno contentissimo per i prossimi 8 mesi di lavoro ma allo stesso tempo di uno imbarazzato per una situazione che definire grottesca è poco. Quanto cazzo mi fanno imbufalire quelli che dicono: dai, non ti lamentare, c'è la fila fuori dalla porta di gente che vorrebbe prendere il tuo posto e invece te sei là...Che caz vuol dire? Se sto là un motivo ci sarà, se non mi hanno mandato a casa è perchè probabilmente non sono pirla. Le esigenze "stagionali" per coprire il lavoro di cassa sono già un controsenso. Veramente lasciamo stare.
E dunque arriveremo a giugno col solito tran tran, e probabilmente senza nemmeno la vacanza dell'anno prossimo. Vabbè...
 
Vorrei anche io provare la sensazione di aver fatto 21 con due carte e blackjack, ma non mi riesce mai. Chissà perchè. Anzi, capita che ti giochi due lire al casinò ed è il banco a spararti sprezzante il 21 con due carte. Così, tanto per dire che è inutile che tu speri in una svolta. Di questo mio stato d'animo perennemente sospeso e irritato ci sono diverse letture. E' probabile che il lavoro trascini il resto oppure anche che il resto trascini il lavoro.
 
La domanda della settimana è: mi potrò fidare di qualcuno per sempre? Qualunque ruolo lui/lei abbia...
Mah...in attesa di questa risposta guardo alcune foto e mi viene da ridere. Ridere per non piangere.
 
Ci stanno anche tante cose belle da raccontare, ma si farà nella prossima puntata. Tanto di tempo per cazzeggiare e scrivere ne ho. Un sacco
 
08 settembre

L'imperturbabilità

Non si può sempre essere imperturbabili di fronte alla vita. E' un rischio che qualunque essere umano, pure il più riservato e introverso non può correre. Abbiamo troppo bisogno di avere reazioni, di scuoterci e di essere scossi dalla vita. Pure quando la scossa è di quelle violente, brutte.E' meglio averla che non averla. Ho cercato di vivere un periodo all'insegna dell'imperturbabilità e ho scoperto soltanto di non averne bisogno. Puoi pure riuscire a farti scorrere tutto addosso e a non comunicare per niente le tue sensazioni, ma in fondo è proprio vero che niente si crea e niente si distrugge. Cioè, in altre parole, queste sensazioni non spariscono perchè non le riesci a distruggere nemmeno se sei l'essere umano più forte del mondo. Le governi al massimo ma non le distruggi. E arriverà il momento in cui quelle sensazioni devono venire fuori, le devi comunicare o al peggio le devi vomitare. Quindi, poichè è inutile distruggerle dal primo momento è meglio presentarle subito a chiunque tu voglia. Anche il disprezzo si deve presentare, o al peggio lo devi vomitare. Perchè quello con l'imperturbabilità si ingrandisce, si moltiplica e diventa una sensazione pericolosa, odiosa. Io in questa fase della mia vita sono abbastanza scosso, sufficientemente scosso. E mi irrita particolarmente chi non riesce a scuotersi e resta sempre uguale a se stesso. Nonostante tutto, nonostante le angherie che subisce, nonostante l'incapacità di cui è vittima

26 agosto

Il fallimento e il Lodo Petrucci

 

Ho fatto la fine della Fiorentina di Cecchi Gori. La Fiorentina era una squadra importante, una delle sette sorelle, con una storia prestigiosa e un presente comunque florido. Era stata in Champions, aveva Batistuta ed era una delle più temute d’Italia. Non aveva mai nascosto la sua ambizione ed era sicura di sé. Poi, ad un certo punto, improvvisi, i problemi ed il fallimento. Pure io ho perso, e poi ho fallito. Ma a differenza di Cecchi Gori non ho perso perché ho sottovalutato i problemi o perché ho voluto fare il passo più lungo della gamba. Ho perso e basta. Ho perso perché non ho visto, non ho capito. Sono stato cieco, sordo e quando il fallimento si è presentato ho dovuto solo accertare l’avvenuta realtà senza potere e volere far niente.

Io a differenza della Fiorentina e delle altre squadre non ho intenzione di chiedere il Lodo Petrucci che ti permette di ripartire da una categoria inferiore azzerando i debiti. Niente Lodo Petrucci, si riparte dai dilettanti. Dilettante come sono io, probabilmente. O forse no.  

18 agosto

Dimenticare un po'...

Ero arrivato a 146 giorni consecutivi di lavoro, intervallati da un unico giorno di ferie. Per fortuna qualcuno ha deciso che poteva bastare e mi sono fermato a 146. Tre giorni, ho tre giorni per dimenticarmi di tante facce di cazzo. Spero mi basteranno.

Pensate voi, sono entusiasta per aver avuto 3 giorni di ferie sui 19 che dovevo fare. Sono entusiasta per aver potuto staccare un po' la spina dopo 7 mesi consecutivi di lavoro. Roba da matti.

26 luglio

Quali sono le emozioni da raccontare e ricordare per sempre?

Di solito i grandi eventi sono quelli che ti lasciano un'emozione che dura nel tempo. Quando ci pensi a distanza di decenni te li ricordi come fosse ieri. Li racconti ai figli e ai nipotini in tutti i singoli momenti anche perchè l'impresa dura più dello spazio di una firma. Sono pure belli da condividere con gli altri...da riportare secondo per secondo. In questi giorni mi è venuta in mente una cosa: da tanto tempo sogno di ottenere quel fottuto contratto stabile e sogno tutti i dettagli di quella eventuale firma. Ma, in fondo, una volta ottenuto, me lo ricoderò per tutta la vita? Resterà una storia indelebile da raccontare oppure sarà archiviato come il rinnovo di un passaporto e basta? E se pure resterà indelebile per me, che valore avrà per gli altri? Nel senso: a mio figlio cosa potrò raccontargli di quella firma? Potrò rendergli bene il senso di quella firma? E agli amici, ai conoscenti ecc… sembrerò pazzo se racconterò quella firma con grande enfasi e entusiasmo?  

Che ne so, un matrimonio, un Lazzaro al '94, un Mondiale vinto in Germania, una laurea, una folle notte d’amore con la tipa più bella del mondo...Queste sono le cose da raccontare, per cui esaltarsi, spiegando i particolari e dicendo ai nipotini: “il 2 gennaio di tanto tempo fa tuo papà….”.

Noi che racconteremo? Io che racconterò? E' pure brutta da raccontare la firma di un normale contratto di lavoro. E per giunta non rappresenta nemmeno niente di epocale, di biblico. In questo senso è ancora più banale una cosa simile e si perde pure il gusto di condividerla, anche perchè molti non capiranno (rebbero) giustamente il senso profondo di tutto ciò. Sembra pure esagerato sognarsela spesso questa firma, immaginare quando, come, dove, e una eventuale reazione. Cosa che succede spesso a me.

Brutta storia.

Sono un po' pazzo, lo so. Però queste riflessioni le devo mettere su carta. Sennò che sfizio c'è a scrivere i cavoli miei…

21 luglio

Se lasci le cose in disordine in disordine restano. Anzi, restavano.

Non mi piace vivere quotidianamente nel silenzio. Una casa vuota è troppo triste, ti comunica distacco e ti fa venire voglia di uscire. Io in questa settimana sono stato praticamente sempre fuori da casa. Mi sono rimase soltanto alcune brutte sensazioni, quelle stesse che ho vissuto un po' di tempo fa prima di tornare a casa. La sveglia del mattino nel silenzio e senza sentire i passi di tuo padre già in piedi è davvero strana, ed ho cercato di supplire con la tv. I programmi della mattina sono tristissimi, soprattutto Branko che legge le cazzate dell'oroscopo. Però alle 7 di mattina hanno un loro perchè. Soprattutto quando non c'è papà che borbotta.

E' difficile abituarsi al fatto che se lasci le cose in disordine in disordine restano. Ed è difficile abituarsi al fatto che pure se restano in disordine nessuno frigna e ti rompe le scatole. Intanto la casa brilla, è ordinatissima, perfetta, non c'è niente fuori posto, ho eseguito la raccolta differenziata con precisione. Allegria.

Ma tanto non ho avuto nemmeno il tempo di abituarmi che per fortuna questa settimana è finita. Menomale che state per tornare.

15 luglio

"Non è la fase dei programmi a lunga scadenza"

Dopo che ti rinnovano un contratto per due mesi, ripeto due mesi. Dopo che ti dicono "non è la fase dei programmi a lunga scadenza per la  propria vita". Dopo che a 24 mesi dalla laurea ti ritrovi a ridere di te stesso perchè ti farai un'estate a lavura' senza ferie programmate e con una scadenza alle porte, il 29 settembre. Dopo che da un anno e mezzo (più altri 2 prima) ti diverti a pensare ad un tuo futuro, ad una tua casa, ad una tua macchina, ad un tuo matrimonio, ecc ecc... uscendone sistematicamente ridimensionato. Dopo che però qualcuno ti ha anche detto che in fondo non è male altri due mesi, che è meglio di niente, che è meglio della disoccupazione, che non devi essere negativo.
Ecco, dopo tutto questo, sei certo che sei nel bel mezzo di una guerra di logoramento. Una guerra di trincea. Chi la dura la vince, chi resiste vince. Chi non ne esce esaurito vince.
E allora vediamo di vincere.
 
12 luglio

Re Artù Di Napoli, Salerno non dimenticherà. Anche se Lombardi ha già dimenticato

Non ti hanno manco convocato per il ritiro 2009. Perchè guadagni troppo e non ce lo possiamo permettere.
Abbiamo troppi attaccanti fortissimi (Caputo ???, Ferraro ???, Cartone ???) e quindi non c'è manco posto per Arturo Di Napoli in ritiro. Uno che ha segnato in carriera più di quanto gli altri messi insieme segnerebbero in 1200 anni.
Non hanno manco scritto due righe per ringraziarti e salutarti, e per augurarti un grande futuro, questi asini. Almeno due righe ce le possiamo permettere, però, su un cazzo di sito ufficiale.
35 gol in due anni, una promozione ottenuta quasi da solo nel deserto più assoluto e le giocate che solo un fuoriclasse sa fare: si sono dimenticati pure questo. Se siamo in B è merito tuo, ma non basta a meritare il rispetto dovuto.
Io non dimentico, però, e così credo tutti i tifosi veri della Salernitana.
E allora...in bocca al lupo Re Artù
02 luglio

Cos'è il precariato secondo me

Immaginate la partita Salernitana-Pescara dell’anno scorso: ti basta un solo punto per essere matematicamente in B e sai di giocare in casa contro una squadra quasi demotivata. Sai pure che giochi in casa con il tuo pubblico a favore e sai che le altre avversarie devono comunque vincere per toglierti la certezza matematica. Il precario è quello che va allo stadio con la radiolina per dare una sbirciata alla partita degli altri perché non si fida della sua. Il precario è quello che sullo 0-0 ha sempre il sentore che gli possa arrivare il gol dello 0-1 al 94’ e vive tutta la partita sperando di conservare il pareggio. Il precario è quello che all’intervallo pensa: ancora 45 minuti di sofferenza! Il precario è quello che anche quando Piccioni gli segna l’1-0 non esulta come un pazzo perché vuole aspettare la fine della partita per non illudersi e rimanerci male. Il precario è quello che pensa sempre che possa succedere come in Bayern-Manchester con la tremenda doppietta dello Utd a tempo scaduto dopo che i tedeschi vincevano 1-0. Perché pure se meritiamo di salire non è detto che saremo premiati. Il precario si lascia andare soltanto dopo il 2-0 di Di Napoli e più che ad un’esultanza di gioia si lascia andare ad un’esultanza liberatoria.
Chi non è precario nella testa non si porta la radiolina manco a parlarne, si vive il pre-partita sapendo che sarà una festa, sullo 0-0 sprona la squadra a segnare il gol del trionfo e della tranquillità e sull’1-0 vuole la goleada per godere di più. Chi non è precario all’intervallo pensa: coraggio, altri 45 minuti di festa e sarà delirio! Chi non è precario vive gli ultimi 20 minuti con lo spirito di chi sa che niente potrà sovvertire il risultato. Perché così è giusto che finisca, noi meritiamo di salire e nessuno ci toglierà quello che abbiamo ottenuto dopo mesi di sacrifici e primato.

Immaginate dopo un paio di mesi la Salernitana promossa in B, appena tornata tra i grandi, con uno stadio meraviglioso e una curva meravigliosa. Sulle ali dell’entusiasmo la società costruisce la squadra e non si dà nessun obiettivo preciso. L’obiettivo basilare è di restare in B, perché è troppo importante, ma sotto sotto tutti sperano che la squadra riesca a ripetere le gesta di quella che salì in serie A tra il delirio della sua gente e l’invidia di mezzo mondo. Il campionato è fondamentalmente un campionato pieno di squadre mediocri, e il livellamento verso il basso autorizza a sperare qualcosa in più di una salvezza tranquilla. Il precario è quello che dalla prima partita all’ultima ragiona: facciamo i punti per salvarci e poi chissenefrega,ma va bene anche così. Il precario è quello che dopo la prima vittoria col Sassuolo pensa: -3 alla quota salvezza e primi tre punti tolti ad una rivale per la salvezza. Il precario è quello che dopo le prime quattro partite in cui si sono fatti 10 punti guarda la parte destra della classifica e dice: ah, siamo 8 punti avanti alla terzultima, buono! Il precario è quello che dice sempre agli altri di stare coi piedi per terra perché è prematuro esultare per un traguardo così effimero come il primo posto alla quarta giornata. Il precario è quello che dopo le mille sconfitte consecutive e la brusca discesa in classifica dice: lo sapevo, adesso per risollevarci ci vorrà un doppio sforzo perché ci siamo pure demoralizzati! Il precario è quello che una volta sprofondati al penultimo posto dice: ormai è tutto finito, è meglio rassegnarsi e le possibilità di un miracolo sono molto basse. Il precario è quello che prima di Salernitana-Bari pensa: non è possibile che questi fenomeni ci regalino la partita, sono troppo più forti e figurati se un regalo ce lo fanno proprio a noi! Il precario è quello che una settimana dopo all’ultima giornata prima di Mantova-Salernitana pensa: dobbiamo giocarcela ancora tutta sta salvezza, non ci si può rilassare perché il Mantova può avere anche la voglia di farci retrocedere, per un qualunque motivo.
Chi non è precario, invece, prima dell’inizio della stagione pensa alla salvezza ma in fondo crede anche in un piazzamento playoff. Chi non è precario dopo le prime vittorie e il primato in classifica pensa: dai che facciamo come con Delio Rossi e voliamo in A al grido di “la capolista se ne va…”. Chi non è precario dopo le 50 sconfitte in fila pensa sempre di poter restare in zona playoff e anche dopo la 50esima sconfitta basta una vittoria per poter tornare a dire: “i playoff sono solo a 10 punti di distanza”. Chi non è precario anche dopo il penultimo posto pensa: tanto nelle ultime quattro partite facciamo 12 punti e ci salviamo. Chi non è precario va a vedersi Salernitana-Bari sapendo che avranno pietà i baresi e ci regaleranno la salvezza in B, e allo stesso modo segue spensierato Mantova-Salernitana sapendo che loro non faranno il 2-1 nemmeno se giocheranno per 12 ore in fila perché non hanno nessun interesse.

Un’altra cosa che caratterizza il precario è l’abitudine. Il precario è abituato agli 1-2 in casa dopo essere stato 1-0 e non si illude mai anche se la Salernitana va in vantaggio 2-0. “Se la rimonta di una squadra avversaria fuori casa si è verificata una volta si può sempre verificare” – così pensa. Il precario non si gode mai lo spettacolo, anche se la squadra gioca benissimo e dopo essere passata in vantaggio fa divertire gli spettatori con azioni bellissime. E’ sempre attento anche ai minimi dettagli di quello che accade intorno alla partita e fuori dallo stadio, perché per sconvolgere lo stato delle cose basta poco, anche un temporale o un tafferuglio fuori dallo stadio. Il precario è un po’ come Trapattoni, si accontenta dello 0-0 pure se gioca contro l’ultima in classifica. Perché è meglio non perdere e conservare l’imbattibilità piuttosto che rischiare di sbilanciarsi, soprattutto negli ultimi minuti di gioco.

Ecco, questa è l’immagine che ho io del precariato. Una cosa che si sente dentro più che vedersi. Il precario spesso ha perso i sogni e l’ambizione e se guarda oltre l’orizzonte non vede niente. Difficilmente immagina gli scenari incantati che possono celarsi in fondo all’orizzonte, perché si ferma solo a quello che vede. E se pure scorge qualcosa in lontananza non si emoziona più di tanto, non si scompone.

E più passano i mesi e gli anni…e più il precario diventa catenacciaro come filosofia.

Il precario è in fondo come quel primo tifoso della Salernitana. Da anni è abituato a lottare in serie C o a stare nei bassifondi della B e anche quest’anno il presidente gli ha detto chiaro in faccia che non ci sono soldi e bisognerà stare coi piedi per terra sperando nella salvezza e vivendo alla giornata. Lui è consapevole di non meritare tutto questo, ma non si abbatte perché ha fede (non quella religiosa) e soprattutto tanto orgoglio. E ha dentro di sè quella dignità che spesso il sistema gli nega.

Se siete riusciti a leggere tra le righe di quella che sembra la solita cazzata sulla Salernitana e sul calcio avrete colto il senso profondo delle mie parole. E non mi prenderete per un pazzo fottuto.

Questo secondo me è il precariato.
Il più grande cancro di questa Italia.
30 giugno

Altro che "Non avevo capito niente", Diego De Silva ha capito tutto. E' un genio

“L'amore, se posso dire come la penso, è una malattia della dignità. Agisce per picchi e inabissamenti. Compra e vende. La riconosci subito. Ha dei sintomi - come dire - che non ti sbagli. Intanto ti fa sentire un eletto. Ti manda in giro ad osservare la gente per compatirla. Sotto sotto, lascia passare l'idea che non siamo tutti uguali. Non è vero che quando sei innamorato il mondo ti sembra più bello. E' solo che lo tratti dall'alto in basso. Guarda la gente che passa e pensi: "Poveracci, vedi come vanno avanti e indietro nelle loro scialbe vite".

In altre parole, quando ti innamori diventi un qualunquista di merda. Peggio, un cafone arricchito che appena fa un po' di soldi scopre di apprezzare le cose che schifava quando non se le poteva permettere; e poi se ne va in giro a contrabbandarsi per un'anima sensibile, portata per il bello e il materiale.

Ma è inutile che dici di ammirare i tramonti, perchè se non ti piacevano prima non ti pacciono neanche adesso”.

 

Diego De Silva è un genio, fantastico. Raramente ho letto 300 pagine così di corsa, e praticamente mai ho evidenziato frasi e periodi interi di un libro manco si trattasse del testo di storia del Liceo. Vincenzo Malinconico sa analizzarsi come pochi, vive i suoi sentimenti in modo molto disincantato ed ha una grandissima consapevolezza che lo rende personaggio positivo nonostante i disastri della sua vita.

 

E' la consapevolezza che fa la differenza, insieme alla sua grande capacità di vedere il mondo. In tutto quello che vede lui trova la "storia", la cosa da raccontare. Impara a conoscere le persone, a capirle, a relazionarsi e a farne un quadro. Vincenzo ha capito come va il mondo, anche se non sa governarlo. Non si perde mai d'animo e sa prendersi per il culo da solo. E' un po' imbranato ma la sua intelligenza lo aiuta sempre, ed alla lunga lo rende gradevole anche alle donne. Ha tanta sete di rivincita ma la tiene per sè senza vomitarla al mondo intero e riesce ad essere padre anche se ha poco del "padre classico". Si sente continuamente sottovalutato ma conosce i suoi limiti e capisce perchè è sottovalutato. Non maledice mai il destino perchè ha capito che non ha senso, anche se spesso si crogiola nel suo modo di essere e preferisce tenersi stretti i suoi limiti senza farsi condizionare.

Sa ridere e sa anche piangere, e alla fine....No, il finale non ve lo dico.

In molte cose mi sento simile a Vincenzo, anche se non in tutte. Spero di non sopravvalutarmi.

Dovete leggerlo il libro. E' uno dei libri più belli che abbia mai letto, se non il migliore.

 

Mi sento simile a Vincenzo e vorrei scrivere come Diego De Silva. Vorrei essere capace di fotografare il mondo perfettamente come ha fatto lui nel libro.

 

 

 

 

 

21 giugno

Auguri!

In questi 365 giorni non hai perso molti capelli, e già questo è un dato confortante. Ne hai viste e sentite abbastanza pure st'anno, e hai tenuto sempre il baricentro in equilibrio. Il bello (o il brutto) è che siamo alle solite, Calimero. Gli stessi propositi, lo stesso stallo, la stessa attesa, una scadenza ancora più vicina. Ti è cambiato solo il conto in banca per fortuna, ed è molto. Ti sono passati davanti un paio di amici che t'hanno fatto solo perdere tempo e qualche dama che ha cercato di farti sbroccare. Hai scoperto tante cose e hai imparato che non c'è mai fine al peggio. Hai visto qualche altra città, e hai rivisto davanti agli occhi per venti giorni anche la disoccupazione ritrovandoti a gioire per essere rientrato dalla porta di servizio nello stesso posto da cui eri uscito da quella principale.Ti è mancata la forza per evitare di farti qualche volta del male da solo, e per ribellarti agli scherzi del destino. Hai consolidato tanti rapporti ed avviato tanti discorsi, ma non è evidentemente arrivato il momento di metterci il punto. Hai avuto conferme sulla tua capacità di affrontare la vita di petto, con cazzimma e senza paura, ma non hai avuto la forza di prenderti quello che ti manca. Stai giocando a texas old'em col destino, e stai resistendo da tempo con poche fiches senza mai affondare perchè hai logica e nervi saldi. Oltre ad avere qualche qualità. Hai continuato a scrivere a più non posso perchè non riesci proprio a farne a meno, e hai imparato ancora meglio a "comunicare" e "comunicarti" anche se resti abbastanza criptico per le cose importanti. Hai provato a far sentire la tua presenza alle persone cui tieni tanto e sempre rimasto leale con tutti e con te stesso soprattutto. Non sei per niente dimagrito, ma nemmeno ingrassato di un etto. Gli abiti ti vanno tutti perfettamente e a distanza di un anno nemmeno la tue stanze sono cambiate. E' cambiata solo qualche foto nella stanza del pc, ma la faccia è sempre la stessa. Ti fai quasi sempre le stesse domande e ti dai quasi sempre le stesse risposte.

E allora, Giusè? Ch'emma fa'?

La partita è ancora tutta da giocare, e siamo ancora alla fine del primo tempo. Hai tutte le possibilità per vincere, anche in contropiede, anche se magari non in modo spettacolare. E se pure perderai, dovrai farlo con l'onore delle armi e con la forza per rialzarti. Sei ancora vivo, stai bene, hai tante speranze e possibilità...e quindi non ti lamentare. Lotta e provaci, senza paura.

Coraggio! E auguri Giusè

14 giugno

A ruota libera?

Ci sono giorni e settimane in cui ti senti un po' smarrito, con troppi interrogativi che ti si pongono davanti e troppe cose insolute. Quando invece dovresti sentirti rinvigorito e felice perchè stai per festeggiare un compleanno e hai davvero ancora tutta una vita davanti. Beh, questa è la settimana così...
Forse il problema è che dovrei smetterla di pormi troppe domande e invece dovrei andare avanti a ruota libera come uno schiacciasassi.
E poi c'è il contratto, il solito contratto.

Ma non si può essere sempre felici e motivati come prima di una finale mondiale. Passerà.

06 giugno

Dieci anni

Basta un secondo per cominciare un viaggio revival nel proprio passato. Basta semplicemente trovarsi nel posto perfetto nel momento perfetto, quanto mai inaspettato. Basta rivedere una persona che da 10 anni praticamente non vedevi, conversare e rispondere a qualche domanda sugli avvenimenti di questi anni. E io quante cose ho fatto in questi 10 anni? Quante ne ho costruite, e quante avrei dovuto costruirne? Mah...

Meglio pensare al futuro che è meglio.