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Io sono nessuno

tot

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February 01

Dieci anni fa, quattro anni fa. Oggi. Domani.

Dieci anni fa, quattro anni fa, oggi 2 febbraio. 2 febbraio 2014, 2 febbraio 2020, futuro. Giusto per non restare soltanto sull'onda dei ricordi e per non farmi dire che sono il solito nostalgico. Mentre adesso scrivo queste due righe mi viene in mente la stessa ora di 4 anni fa. Stavo finendo di preparare il vestito per la seduta di Laurea della mattina dopo ed ero talmente felice che mi inabissai nel lotto nonostante l’influenza senza metterci più di 30 secondi per dormire. Quattro anni sono passati da quella notte e da quella giornata, praticamente la più bella della mia vita.

Dieci anni, invece, sono passati da quella serata del 2000, praticamente la più brutta della mia vita. Stavolta non ero a casa e stavo ripetendo un fottuto e insulso filosofo tedesco di cui manco ricordo il nome. Ero a casa di mia zia perché tutti avevano capito come sarebbe finita quella serata. Così come infatti finì, con mia nonna a dirci addio ed il sottoscritto senza la minima voglia di vederla senza vita nella stanza in cui mi aveva cresciuto.

 

Cosa succederà il 2 febbraio del 2014? Dove sarò, dove saremo? E soprattutto cosa faremo? E nel 2020, tra 10 anni? Magari sarà una delle tante giornate insignificanti di lavoro e non ci sarà niente di speciale. Io invece penso che qualcosa di speciale accadrà ancora, perché c’è qualcosa di scritto nel destino.

January 31

Il primo ostacolo

Oggi si parlava di approccio alla vita e alle cose. "Nella vita l'importante è crederci. Io non pure se perdo una battaglia non mi fermo perchè voglio vincere la guerra. Io non mi fermo mai al primo ostacolo, perchè bisogna crederci fino in fondo ed essere testardi" - questo mi è stato detto. E io ho subito pensato che sono tutto il contrario e nella mia vita non ho mai voluto forzare gli eventi andando oltre il primo ostacolo grosso. Mi sono sempre fermato all'ostacolo dopo averci rimbalzato contro. Non ho mai voluto andare avanti a risbatterci contro o a superarlo e ho scelto sempre o di aggirarlo o di cambiar strada. Senza rimpianti eh, assolutamente. L'idea di continuare stoicamente ad inseguire qualcosa di complicato o di difficile, magari dopo aver già ricevuto un rifiuto, è veramente lontanissima dal mio modo di essere. Forse per pigrizia, forse per orgoglio, forse per troppo fatalismo, forse per paura di ritornare a sbatterci contro. Ma ho sempre chiuso baracca e burattini guardando oltre. O dall'altra parte. Questo non significa non voler e non saper lottare, ma significa semplicemente non saper tenere duro a dispetto dei santi e del destino. Io non ci riesco. Anche in questo caso devo ancora capire se è un pregio o un difetto: ad un primo sguardo sarebbe facile definirlo un difetto, poi magari pensandoci bene non saprei...

Volete due esempi? Ok, ve li faccio...

Avevo pensato e sperato di realizzare il sogno di diventar giornalista o pseudo-tale, e secondo me avrei avuto tutte le potenzialità per farlo. Sono stato a Cronache, ho capito l'andazzo, intuito com'era quel mondo, poi mi sono studiato le redazioni principali, mi sono guardato intorno per vedere prospettive/master/stage ecc. Ho visto che non era roba per me, troppo complicato senza conoscenze e senza canali preferenziali. Amen. Ho chiuso bottega seppellendo tutti i miei sogni e il mio talento per evitare di perdere tempo, botte in faccia, alimentando illusioni e rabbia.

Avevo pensato che il Master potesse darmi quella svolta tanto attesa e sono andato a Milano. Là mi sono trovato l'ostacolo di una sopravvivenza economica e mentale difficile, mi sono trovato la prospettiva di stage e contratti a progetto senza fine. Ho preferito mollare abbastanza presto senza perseverare e sperare in una svolta. Magari avrei potuto lavorare in un'agenzia o continuare là dov'ero con un altro stage e prima o poi...ma ho chiuso bottega e o ripiegato i sogni. Perchè l'ostacolo mi sembrava complesso da abbattere. Un altro avrebbe continuato, sarebbe rimasto là a cercare di inseguire il sogno con coerenza e spirito proattivo. Io mi sono fatto due conti e ho tolto mano, uscendo di scena con grande dignità ma senza troppi danni e anni persi. Probabilmente se fossi rimasto là avrei cambiato anche la mia situazione sentimentale, perchè l'ostacolo più grande era proprio la geografia. Ho studiato la situazione, ho visto le cose, ho cercato una soluzione: niente. In questo, però, il destino mi ha fatto un grandissimo regalo, perchè veramente lei non mi meritava. Vabbè, lasciam perdere.

Avevo perso la testa per qualcuna o quantomeno ero pronto a costruire qualcosa di importante con lei. Una volta ricevuto il primo rifiuto per me la vicenda è sempre stata chiusa: non pensate che è perchè non ero sufficientemente preso o perchè sono presuntuoso. Naa. E' stata/E' semplicemente una questione di orgoglio e di atteggiamento. Non me la sono mai sentita di riprovare a sbattere sull'ostacolo o di proseguire con cazzimma. Me ne sono sempre andato e ho guardato dall'altra parte.

Ecco, questo sono io. Forse perchè non ho mai ritenuto troppo importanti o vitali queste cose, o perchè ho sempre lottato soltanto per traguardi che ritenevo/ritengo raggiungibili. Ma io mi fermo alla prima battaglia persa, pure se non è lo scontro finale ma è soltanto una battaglia preliminare. Chissà se ci restano peggio quelli che ci credono fermamente e lottano sempre fino alla morte o quelli come me. Io, per esempio, alla Salernitana adesso non ci andrei mai a giocare se fossi un giocatore qualunque.

E' pur vero comunque che io forse non ci sarei mai arrivato al punto della Salernitana. Di sicuro.

January 27

Felicità...

Poichè stasera non ho un cazzo da fare, proviamo a parlare della felicità...ho una discussione vecchia in sospeso e una teoria da sviluppare, più intelligente di quella della felicità intera lorda di un tal indiano che ha vinto non so quale premio. Nella vecchia discussione si parlava di felicità correlata a 10 parametri oggettivi. Che ne so, tipo salute propria e dei familiari, amici e affetto degli amici e della famiglia, situazione economica agiata e situazione nazionale/politica serena. Io ne avevo fatto una valutazione diversa, inserendo come parametri anche le individualità delle persone e il peso che le persone danno a tutti i parametri della felicità.LI avevo addirittura catalogati uno per uno, perchè ho sempre il vizio di catalogare.

1) le individualità delle persone e il carattere di ogni singola persona

2) il peso che le singole persone danno ai 10 elementi, in generale e nel "momento" particolare

3) il peso "generale" che hanno i 10 elementi

4) le aspettative delle individualità e le priorità che si danno gli individui in generale e nei "momenti" particolari

5) il concetto di felicità e la "capacità" degli individui di essere felici indipendentemente dai 10 punti e "dipendentemente dai 10 punti.

6) i sentimenti

Io non so cos'è la felicità, forse perchè non l'ho mai provata compiutamente. E forse non so nemmeno cos'è l'infelicità, perchè per fortuna non l'ho mai provata compiutamente. So solo che non può mettere un limite alla felicità e parametrarla in un limite. Cioè, non si può dire che "nel limite di quello che volevo sono felice". O sono felice o non sono felice in quel momento, ma non nel limite di quello che volevo. Nè tantomeno si può dire che la felicità è un attimo, perchè secondo me non è vero. La felicità è un continuum, e deve durare almeno più di un istante perchè sennò è incompiuta. La felicità è quella cosa che ti fa dimenticare anche le tristezze della quotidianità, un dolore fisico, un turbamento, una sconfitta più o meno dolorosa: per questo deve durare più di un attimo. Perchè anche se ci sono vari motivi di turbamento ti permette di vivere come se non ci fossero. La felicità è quella che pure se calpesti una merda in strada dici "chissenefrega", e pure se fai una figura di merda clamorosa davanti a colleghi, amici o persone sconosciute dici "ma sti cazzi". E poi, una volta tornato a casa e dopo aver metabolizzato la tua figura di merda o la tua scarpa puzzolente pensi ancora...MA STI CAZZI BIS. Ti fa sentire invulnerabile e ti fa perdere totalmente i tuoi limiti oggettivi e quelli che ti sei creato. 

Con la felicità o l'infelicità non scendi a compromessi, perchè non puoi dire di essere felice all'80% o infelice all'80%. Quella non si chiama felicità, si chiama in un altro modo. La felicità non è nelle parole, ma nei fatti. Sono i fatti che descrivono la tua felicità, non le parole...e secondo me quando l'hai raggiunta la riconosci subito. Non fai fatica a ritrovarla tra le varie sensazioni, è come il grande amore. Ci sono tante strade per rincorrere la felicità o per ottenerla,e se avessi la ricetta non sarei io ma Socrate o un altro scienziato.

Di sicuro so che la felicità a lungo andare diventa serenità...che poi è l'obiettivo finale di tutti noi.

Questi sono pensieri sparsi, perchè a quest'ora non sono pienamente capace di intendere e di volere. Poi col tempo magari li approfondisco, ma a grandi linee la penso così.

January 24

Se parlando...

Se parlando con tre persone diverse in pochi giorni ricevo lo stesso messaggio, e cioè: "Qua a Salerno non c'è niente, non ci sono opportunità. Vado via, perchè se voglio sperare in qualcosa di importante devo andar lontano da qua"..... vuol dire che veramente non abbiamo fatto nessun passo avanti in questi anni nonostante Salerno sia cresciuta.
 
Mi devo ritenere anche doppiamente fortunato perchè io che volevo rimanere qua sono riuscito a rimanere qua.
 
Siamo ancora all'epoca borbonica, e ci sono opportunità solo per i diplomati: per i laureati è notte fonda. Porca miseria.
 
January 22

Muse-New Born, il live più spettacolare

Una delle canzoni più incredibili...strepitosi!

Destroy the spineless
Show me it's real
Wasting their last chance, to come away
Just break the silence
‘Cause I'm drifting away, away FROM you

YouTube - muse- new born
  
January 19

La VERA lettera di Lombardi ai tifosi della Salernitana (ovvero quello che avrebbe detto se avesse potuto dire la verità)

Cari tifosi,

indirizzo a voi questa lettera perchè non ho le palle di parlare in una conferenza stampa, tantomeno faccia a faccia con voi, che sicuramente siete più disperati di me per questo allucinante campionato (e per quello scorso pure). Ormai sono in preda al totale caos, perchè è crollato tutto il castello di sabbia che avevo pensato di poter costruire e con cui qualche altro incapace come me aveva provato a prendervi in giro. So benissimo che cosa ha rappresentato per voi la promozione in serie B e che in quel momento finalmente avete cominciato a pensare che io non fossi il solito affarista farabutto (come quello di prima): sono stato un demente a non sfruttare quella opportunità per programmare in futuro almeno decente. Adesso che sono solo, retrocesso e pieno di debiti volevo fare chiarezza su alcuni aspetti fondamentali della mia gestione di questi cinque anni. E per farlo voglio partire proprio dall'inizio, dal momento in cui ho preso la Salernitana pensando che sarebbe stato un ottimo investimento.

L'ho presa perchè era il modo più facile per farmi conoscere, per avere un ritorno personale/aziendale, e perchè così avrei potuto fare un sacco di affari con la mia azienda di costruzioni attraverso il mio "potere" di presidente della Salernitana. Ero riuscito quasi subito nel mio progetto di salire in B, ma non avevo fatto i conti con Fabiani, che ne sapeva una più del diavolo ed aveva all'epoca più potere politico di tutta Salerno messa insieme. Fu proprio in quel frangente che pensai di assumerlo io un giorno per fare quel salto di qualità che volevo fare. Poi, dopo quell'anno disperato in cui ho messo a nudo tutta la mia incapacità gestionale e dirigenziale, ho preso proprio Fabiani. Mi sono affidato anima e corpo a lui e alle sue "qualità" a 360', perchè sapevo che per uscire dall'inferno della C non ci voleva soltanto un progetto serio ma tanto altro. Lui mi ha fatto spendere un sacco di soldi per fare la squadra e mi ha fatto pagare stipendi altissimi anche a cessi scandalosi che però facevano parte della sua scuderia. Potrei citarvi Barrionuevo, Agostinelli, Piccioni, Troise, Mamede, Cammarata, Brini, Di Deo, e altra varia umanità. Ma poichè Fabiani non è uno stronzo qualunque aveva capito che ci volevano anche i "campioni", e così mi ha regalato uno dei più grandi giocatori che abbiano mai messo piede a Salerno, Re Artù. Re Artù quasi da solo, insieme a pochi altri giocatori di pallone, ci ha fatto salire in B, e lasciamo stare la partita di Potenza perchè non so manco io se c'ha messo lo zampino Fabiani. Fatto sta che quel 27 aprile mi sentivo un Dio, e nonostante tutti i soldi buttati al vento ero convinto che avremmo fatto grandi cose con Murolo, Fabiani e tutta la loro cricca.

Mi sono reso conto ben presto che quello là mi avrebbe fatto spendere troppi soldi e che in fondo non avremmo costruito niente di decente. Mi ha portato un ignorante come Castori, incapace di capire che Merino è un grande giocatore mentre invece Pestrin no, m'ha riempito di cessi (Pestrin appunto, Fava, Marchese, Cannarsa, Mutti, Kyriazis, Peccarisi ecc) e soprattutto non è stato capace di vendere nessun giocatore di quei pochi di proprietà. Io spendevo, spendevo, e non guadagnavo più un euro, anche perchè non era stato capace di prendere nemmeno un giovane interessante o un giocatore di qualità da rivendere. Durante il campionato scorso ho provato disperatamente a cacciarlo o a tagliare i ponti con lui, ma gli avevo già fatto firmare un contratto lungo e oneroso, così come a tanti altri del suo "gruppo". A maggio, però, quello stesso Fabiani mi ha salvato da una clamorosa e meritatissima retrocessione ripetendo le magie che hanno caratterizzato tutta la sua carriera. Perchè lui - com'è e come non è - ci sa fare. M'ha apparato un tris di vittorie "meravigliose", ridicole e credibili come Malgioglio a letto con Megan Fox e mi ha evitato il linciaggio.

Siamo rimasti in B: io non solo non avevo più una lira, ma soprattutto non ero ancora riuscito a capire che i progetti seri si basano su persone serie e oneste intellettualmente. Ho cercato di liberarmi di Fabiani, Di Napoli e tutto quel gruppo e contestualmente di affiancarmi al potere politico che ha conquistato la provincia di Salerno. Perchè De Luca non è nè fesso nè tantomeno dolce e non si è fatto infinocchiare. L'altro, invece, pur di andare in faccia al muso allo sceriffo mi avrebbe pure promesso la luna, e io ci sono cascato come un pirla. Ho fatto quel casino al Grand Hotel Salerno, ho attaccato il sindaco e oltre a far presente che non c'ho una lira ho pure provato a chiedervi nuovamente fiducia. Lo so benissimo che voi amate la Salernitana come la vostra vita, e poichè non mi credevate v'ho dovuto far fessi con il cavalluccio: bella demagogia del cavolo, quando invece forse avrei fatto bene a spendere quei soldi per comprare qualcuno meno scarpone di Bastrini, Machado, Millesi e Caputo. Ho provato a costruire questa stagione su Merino, l'unico giocatore decente che m'era rimasto dopo aver sfanculato Di Napoli (a proposito, sono veramente troppo cretino a mandare via un grande giocatore come lui per prendere Caputo e Ferraro), e ho ascoltato l'amico del centro-destra scegliendo un direttore sportivo sconosciuto e ammanigliato con altra gente potente nel pallone. Che ne potevo sapere io che ACRI non solo è un incapace ma è pure disonesto intellettualmente? Certo, sarò pure incapace, ma non avrei mai pensato che lui mi facesse prendere un gruppo di asini di queste dimensioni. Con le perle del triennale a Pestrin e Montervino e della scelta strepitosa del duo Machado-Bastrini come terzini sinistri. M'ha fatto una squadra ignobile, indegna pure della terza categoria, e siamo sprofondati. Io all'inizio non mi sono voluto staccare concedendogli anche la possibilità di prendere il secondo allenatore, Cari, più cesso del primo, Brini, ma quando ormai era troppo tardi l'ho mandato via. Anche stavolta i soldi me li aveva fatti spendere e buttare, e così i nostri conti sono ancora più disperati di prima. Ho avuto pure una sfiga clamorosa, perchè se Merino non si fosse fatto male e Cozza fosse stato zoppo forse qualche punto in più l'avremmo...

Intanto adesso siamo alla frutta, e il nuovo direttore sportivo che ho scelto non ha manco un euro da investire oltre a dover cacciare a calci un sacco di giocatori praticamente invendibili. Con Salerno all'inizio abbiamo provato a credere che si potesse fare mercato anche solo con 0 euro: c'abbiamo creduto giusto 5 minuti, perchè era troppo scontato che gli ultimi, disperati e senza soldi per pagare i giocatori non avrebbero avuto appeal nemmeno per uno scarparo brasiliano che in serie A non ha giocato manco un minuto. Io sono molto cattolico e credo nei miracoli, ma per salvare la Salernitana adesso con questi bidoni ci vorrebbe un conclave di Padre Pio, Madonna dell'Incoronata, Sant'Antonio da Padova e San Francesco da Assisi. Voglio provare a prendervi in giro di nuovo dicendo che ci credo, in realtà non ci credo manco io e sto cercando di non aggravare la situazione debitoria per non fare la stessa fine dell'Avellino. Perchè quella fine rischiamo.

A voi tifosi non posso assicurare che ci sarà un futuro per la Salernitana anche solo in serie C, perchè non ho certezze. Non posso assicurare che non faremo la stessa fine dell'Avellino perchè già vi ho detto troppe bugie e mi è rimasto un briciolo di buon senso per non dirne un'altra. Non posso assicurare che comprerò qualche rinforzo serio (ad esempio due attaccanti), perchè ormai è inutile che mi venda le mutande per salvare l'impossibile. Ho provato a prendervi in giro molte volte dicendo che io faccio i fatti, che i giocatori non vengono per motivi ambientali, che Acri era uno buono e con varie altre cavolate. Sto pregando da tempo che qualcuno compri la Salernitana e mi dia qualche euro per liberarmi di questo casino, di questi debiti e di questa storia più grande di me. Nessuno la vuole seriamente anche perchè adesso stiamo troppo inguaiati, o al massimo c'è qualche altro faccendiere sporco che sta facendo pressioni per liberarmene a 0 euro. E finchè mi rimarrà un briciolo di dignità vorrò evitarlo.


A voi tifosi chiedo solo di avere pietà di me e di non diventare incivili nella contestazione, perchè nonostante tutto sono una brava persona e sto soffrendo anche io come un cane per questa clamorosa figura di merda. Chi indossa ora la maglia granata non è nè un mercenario nè un voltagabbana: sono semplicemente scarsissimi.

 

Se potessi ricominciare da zero rifarei tutto l'opposto di quello che ho fatto e mi affiderei a persone più capaci di me. Ma ormai è troppo tardi. Siete dei tifosi straordinari, gente di cuore, con un attaccamento alla maglia e alla città fuori dal comune. Meritereste di stare in serie A, e magari pure in Coppa Uefa e Champions League per la partecipazione viscerale con cui seguite la (ex) Beneamata e con cui ancora adesso molti di voi credono nel miracolo. Purtroppo, però, stiamo inguaiati, siamo retrocessi e rischiamo il baratro del fallimento. Perchè io sono incapace e a Salerno non c'è nessuno più capace e appassionato di me che voglia prendere in mano questa barca che affonda. Facendo ridere l'Italia intera.

 

Non meritate questa monnezza.

 

Antonio Lombardi.

January 14

Dubbi non ho

 

Una delle cose che mi rende francamente orgoglioso di me stesso ma che allo stesso tempo mi spaventa molto è la quasi totale assenza di dubbi nella mia testa. Non nella mia vita eh (di dubbi ce ne sono fin troppi), ma nella mia testa sì. E non so se questa cosa è un bene o un male: o meglio, penso che sia un bene in linea teorica ma se poi la parametro alla mia vita quotidiana e alle mie avventure quotidiane capisco che fose il mio modo di essere qualche limite ce l'ha. Eccome. Il fatto che è a me l'indecisione non attacca quasi mai. Nella mia testa c'è quasi sempre un algoritmo perfetto che scandisce le mie azioni e le mie idee.

SE A è così, allora... Se A è cosà, allora... Se succede questo, allora fai questo. Se succede quest'altro allora fai quest'altro. Non riesco ad essere confuso, non sono quasi mai stato confuso. Non so se è per colpa delle mie idee troppo chiare, o della mia presunta presunzione, o della mia non-voglia di complicarmi troppo la vita a pensare alle conseguenze delle mie scelte. Ma in fondo è così. Almeno nelle scelte fondamentali sono sempre andato a colpo sicuro, e pure se poi si è rivelata una cazzata non ho mai avuto il rimpianto di averla fatta perchè ero convinto, molto convinto. Quando si è trattato di scegliere il Liceo non c'ho pensato un minuto, l'Università è stata una scelta altrettanto decisa e netta, il Master pure, Milano pure, la banca pure, la vita sentimentale pure. Indipendentemente dall'esito, della mia gioia per la scelta fatta e dalle implicazioni della mia scelta, ho sempre pensato che fosse la migliore e ne sono sempre stato convinto senza mai ripensarci subito dopo. Non riesco proprio a pormi la domanda..."e se invece...". Non ci riesco. Rimpianti ne ho, come tutti, ma non certo per aver sbagliato la scelta. Invece nella mia quotidianità continuo a sentire la parola "confusione". "Non so, non capisco, non sono sicuro, aspettiamo, mah, però, relazione complicata, ecc". Per me è dentro o fuori, è bianco o nero e non c'è confusione. O meglio, di sicuro la confusione non parte da me, l'indecisione nelle situazioni non nasce mai da me.

Qualcuno sicuramente più saggio e intelligente di me aveva detto che chi non riesce a dubitare è un cretino: ed è proprio per questo che spesso penso che sotto sotto potrei essere anche io un cretino. O un pezzo di ghiaccio. Mi faccio un po' paura.  Forse il giorno in cui sarò assalito dai dubbi avrò assunto una dimensione quasi reale.

January 12

Dialoghi illuminanti

Lui di mestiere fa l'istruttore di palestra (credo), è tosto, compatto, decisissimo e ci crede da morire. Io di mestiere - per altri 5 mesi - faccio l'impiegato di banca, sono poco compatto, decisissimo e credo nella palestra così come nell'Islam.

Ci incontriamo nello spogliatoio della palestra. Basta una mia affermazione insolita, magari anche inutile, per lanciare il dialogo. Premessa: il giorno prima mi aveva simpaticamente definito "zingaro" perchè facevo gli esercizi in palestra "cu na facc che è tutt nu programm". E non aveva preso bene un paio di mie frasi ironiche sulla serie di bicipiti che stavo facendo (mostrando di prendersi terribilmente sul serio, come il 99% del genere umano fa).

- Certo che deve esser bello vedere i risultati di mesi di allenamento in palestra quando questi risultati arrivano. Il problema è quando non arrivano i risultati....

"Ti credo, il segreto è semplice. Bisogna farsi del male, soffrire. Per far crescere i muscoli e migliorare la propria forma bisogna spezzarli i muscoli, fare in modo che a fine esercizio non riesci manco a muoverti. E' inutile che fai quella faccia e poi ti scoccia che non riesci a mettere massa. Bisogna fare sacrifici, schiattarsi in corpo e uscire dall'ora di allenamento distrutti e sudati. Se il giorno dopo e i giorni dopo non riesci manco a muoverti vuol dire che ci sei riuscito. Se stai chiatto e fresco il giorno dopo vuol dire che hai piers tiemp".

- Eh, ma per mettere il fisico ci vuole anche molto tempo, ci vogliono allenamenti, e il fisico predisposto. Magari però uno vuole soltanto star bene e sentirsi in forma...

"Ci sono tanti livelli di allenamento e tanti livelli di sforzo. Puoi lavorare all'80% delle tue possibilità, lavorare al 100% o lavorare al 30%. Puoi anche fare un sacco di fatica senza che ti serva a niente eh. Prendi la lezione che ho fatto prima, io sono stato un'ora a lavorare di tecnica e non ho sudato manco, però ho messo in movimento tutti i muscoli e mi è servito. Tante persone che hanno fatto lezione con me hanno fatto molta fatica, si sono sforzate per seguire il ritmo e fare i movimenti, però se non ci metti la tecnica sudi soltanto e ti distruggi. Migliori comunque perchè magari dimagrisci o fai fiato, ma è come il ciclista che sta dietro a quello che tira la volata. Chi tira la volata si spezza la schiena. fa l'andatura ed è sempre pronto, chi sta dietro sfrutta l'andatura ma fa meno lavoro utile. Tu se vuoi che il tuo lavoro serva a qualcosa devi metterci impegno e venire con la faccia buona. E lavorare con raziocinio. Dopo tutto, quando hai finito di studiare ti fa bene un po' di sforzo in palestra".

- Guarda che io non studio, lavoro.

"E che lavoro fai?"

- Lavoro in banca, sto allo sportello.

"Ua', non me l'aspettavo. Pensavo che studiassi. Comunque quelli che lavorano in banca sono i migliori culturisti e amanti della palestra".

- Ma va? Non l'avrei mai detto. Come mai?

"Perchè dopo tante ore fermi là a riposo seduti su quella sedia sono felicissimi di venire in palestra a fare un po' di fatica".

- Pensa che io invece dopo tante ore fermo là seduto su quella fottuta sedia senza potermi alzare e distrarre sono felissimo di venire in palestra a riposarmi e a rilassarmi.

"Ua', io pensavo che il tuo lavoro fosse tranquillissimo. Ho sempre avuto idea che chi sta in banca fa un lavoro tranquillo, sereno, e con poco stress".

- Beh, diciamo che quando hai la responsabilità dei soldi, rischi di rimetterci i soldi, vivi 9 ore a contatto con le persone dalle più diverse esigenze, e sei costretto a stare seduto ad ascoltare senza alzarti non è proprio il massimo della tranquillità. Pure io prima di lavorarci pensavo fosse una passeggiata di salute, ma avevo clamorosamente toppato. Quando torno a casa alle 18.30 non vedo l'ora di cambiare aria e vengo in palestra per non buttarmi sul divano a poltrire.

"Però se vieni in palestra non puoi venire pensando di farti una passeggiata, devi alzare la soglia del tuo dolore e dello sforzo. Sennò puoi pure mangiare come un porco, prendere integratori e lavorare 12 ore coi pesi...ma non metterai manco un etto di massa".

- Caro, se avessi voluto alzare la soglia del mio sforzo, soffrire e tornare a casa coi muscoli scassati di certo non sarei venuto in palestra. O mi sarei andato a vedere una partita della Salernitana, o mi sarei trovato un altro lavoro nelle ore serali o mi sarei chiavato con la capa nel muro fino a farmi davvero male. Ti pare che venivo in palestra?
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Quest'ultima frase, però, non gliel'ho detta. Non ho avuto il coraggio, sono stato troppo vile. Non potevo smontarlo così.
January 09

ho imparato un'altra cosa, anzi due.

Sono totalmente incapace di discutere con le persone. Eppure pensavo col tempo di aver sviluppato una discreta capacità di dialogare, di restare equilibrato e lucido senza farmi trascinare dal tono dei miei interlocutori. Il fatto è che ho talmente imparato con la vecchiaia a non infervorarmi, a restare tranquillo anche se le cose espresse sono odiose, a non mandare al diavolo, che non riesco proprio a dialogare. Mi viene proprio da scappare e andarmene da un'altra parte.
 
La seconda cosa che ho imparato è che quando piove bisogna starsene a casa, senza uscire e beccarsi la grandine in testa senza un perchè.
January 06

Il 22 giugno 2010

Come dice Peppe in questi momenti viene automatica la fase depressiva, perchè stanno finendo le vacanze di Natale, arrivano i due mesi più brutti dell'anno e abbiamo tutti - chi più chi meno - tanti casini da dover affrontare. Io, però, oggi in macchina, forse perchè sono un po' sciroccato, forse perchè la giornata lavorativa mi aveva parecchio ispirato, mi sono messo a fantasticare sul 22 giugno 2010. Compirò 28 anni e ho immaginato una telefonata in piena mattinata, nel mezzo del bordello sangiorgese. Ho immaginato tutti idettagli della telefonata, ma soprattutto mi sono immaginato il dopo. In realtà immagino quel giorno a cadenze cicliche, e non è normale. Ma stavolta mi è venuto più nitido del previsto. Una giornata di sole non troppo convinto e nemmeno troppo caldo,e io che dopo aver ricevuto la telefonata vado dal direttore e gli chiedo di poter uscire 10 minuti dalla filiale abbandonando la postazione di cassa. Esco dalla filiale ed entro in macchina dopo essermi fermato per un minuto sul muretto circostante a guardare il nulla. Chiamo mia madre e le dico che è il caso di buttare nel cesso tutte le sue preoccupazioni, e poi chiamo mio padre dicendogli di andare a fare il preventivo alla macchina in concessionaria. Poi scrivo un sms cumulativo agli amici più stretti e faccio inserire da qualcuno la news sul mio blog. A futura memoria di un'istantanea - quella sensazione - sicuramente irripetibile. E infine, dopo aver messo un secondo in tasca il cellulare, un urlo spaventoso in macchina, uno di quelli che la deve far tremare e mi deve far prendere per pazzo da tutti quelli che per caso dirigono lo sguardo nella mia direzione. Grido come un ossesso sbattendo i pugni sul volante senza un perchè e, dopo lo shout, posso ritornare a fare a cassa dove mi aspettano i soliti amici. Torno e rido come un ebete alla cassa, tanto che qualche cliente mi prende pure per pirla, ma chissenefrega. E aspetto che la giornata finisca per poter ritornare in macchina a gridare nuovamente a squarciagola. Così, tanto per fare. Il tempo di tornare a casa, chiamare nonna e posare tutti i vestiti per terra in modo che la mia gioia invada pure il pavimento del mio salotto...e poi giù, sotto la doccia. Una doccia di 80-90 minuti. Una doccia capace di lavare via da dosso anni di patimenti, di sbattimenti, di prese per culo, di promesse, di illusioni, di sogni, di speranze. In modo che resti traccia soltanto del minimo indispensabile. L'ultimo passo è naturalmente davanti al pc...a scrivere l'emozione di una giornata che non può restare senza cronaca. Anche solo per me stesso, per poterla rileggere il giorno della pensione. Il 22 giugno 2010 uscirò sicuramente, spero di poter uscire per immortalare definitivamente questo sogno e consacrarlo come merita.
Mi vedo questa giornata talmente nitida che mi sembra quasi reale. Ma reale non è ancora. Bisogna ancora aspettare, chissà fino a quando. Sono stanco di aspettare, ma DEVO aspettare. Mentre aspetto sogno, e di questo sogno mi cambiano ogni volta soltanto piccolissimi dettagli. il mio schema è questo, sarà questo. Devo gridare, voglio gridare tanto da perdere la voce.
Spero solo che questo sogno mi aiuti a vivere la distanza che mi separa dal 29 giugno in modo più sereno possibile...e se sarà così (con tanto di desiderio avverato) potrò dire anche io come Marzullo che i sogni aiutano a vivere meglio.
 
Buonanotte
 
January 03

Più integralista di Zeman

Sono anni che dico che Zeman è il peggiore allenatore del mondo perchè conosce soltanto un modo di allenare e di giocare. Ed invece la realtà è che io sono come Zeman, la sua fotocopia. Chiaramente non nel calcio ma nella vita. Perchè come lui io conosco una sola strada, un solo percorso, un solo modo di vivere e un solo tipo di situazioni in cui potermi trovare e da saper gestire. Lui sa giocare solo col 4-3-3 e non riesce a far giocare le squadre in un modulo diverso: si sente a disagio. Non riesce nemmeno ad imparare dai suoi errori, e nemmeno dopo aver preso mazzate riesce a cambiare idea e modo di gioco. Non li vuole manco guardare gli avversari, perchè per lui conta solo se stesso e la sua squadra, che non può mai cambiare pelle e anima. Deve essere sempre uguale a se stessa. Ecco, io purtroppo o per fortuna nella vita sono come Sdengo. Anche se prendo mazzate, o anche dopo aver preso mazzate, non è che la volta dopo imparo ad essere diverso. Macchè. Non ne sono proprio capace. Io conosco un solo modo per campare e per gestire le cose, e conosco soltanto le cose bianche o nere: quelle grigie non le concepisco e non le so fronteggiare. Quando nella mia vita sono comparse cose non lineari ne sono sempre uscito sconfitto (o almeno non vincitore). Sconfitto nel senso che ho sofferto io o hanno sofferto tutti. Non riesco proprio a prescindere dalla linearità al 100% e dalla totale chiarezza dei comportamenti e delle situazioni. So solo giocare a viso aperto, e negli ibridi non mi ci ritrovo. Non riesco ad essere poco trasparente, non riesco a fare catenaccio o ad agire in contropiede.
Per fortuna la vita reale non è un campionato di calcio, e quindi ho ancora tutte le possibilità di sopravvivere continuando ad essere così come sono. Ma se non imparerò a gestire le cose non chiare non credo che potrò mai vincerlo sto campionato. O forse potrei anche vincerlo, ma dovrei avere la fortuna di trovare tutte situazioni perfettamente lineari e limpide, come voglio io. Come il Foggia del 1989. Chissà...
 
January 01

2010

Da oggi comincia l'operazione disintossicazione da fb. Va bene condividere le cose, ma quest'anno ho deciso che devo scrivere soltanto per me e condividere il meno possibile. Voglio poter essere pure incoerente, scrivere puttanate a raffica, esprimere giudizi personali su qualcuno, fare nomi . Quassù posso essere me stesso senza mediazioni, anche se magari mi leggete in 2. Voglio raccontare solo per il gusto di raccontare, esprimermi solo per il gusto di esprimermi.

Tra una botta che prendo, e una botta che do. Tra un amico che perdo, e un amico che avrò.

C'è chi era incapace a sognare, e chi sognava già.

December 28

Il lungo match sul tavolo verde: ecco il 2009

Eccomi qua. Siamo ancora faccia a faccia, io e lui, il mio avversario. La partita è tiratissima, e ormai sono rimasti tra il pubblico soltanto gli spettatori più appassionati e i miei tifosi più accaniti. Il texas old'em è un gioco spietato, in cui difficilmente vinci se non hai resistenza, pazienza e nervi saldi. L'avversario di Giuriv è un tipo molto particolare, cui piace divertirsi a mescolare le carte. Che adora rischiare, sbeffeggiare il rivale. Per cui non è sicuro nutra molto rispetto. Siede al tavolo vestito in modo molto casual, direi quasi non consono in un match di questo livello: ha jeans un po' strappati, una maglietta Datch molto casual e un maglioncino con scollo a V. Si crede davvero figo, e lo confermano i braccialetti che indossa ai polsi e gli occhiali da sole che utilizza anche per non far sgamare il suo sguardo dopo le mosse. Giuriv, invece, è sempre fedele al suo stile e nemmeno quest'anno ha voluto deludere le persone accorse a vederlo disputare questa sfida. L'abito scuro ha giusto due righe di gessato nero e anche la cravatta è molto sobria. Solite scarpe, eleganti, e nessun accessorio perchè è l'essenziale deve essere visibile agli occhi e basta. Non ci sono gli occhiali da sole nè tantomeno i suoi gesti sono plateali, perchè preferisce giocarsi il suo match a viso aperto, senza giochetti, bluff e sberleffi all'avversario. Siede di fronte al rivale e lo guarda negli occhi sempre, senza mai abbassare lo sguardo, in ogni mano, perchè tanto se proprio deve vincere o perdere preferisce vedere tutte le mosse e godersi in pieno l'affetto del suo pubblico.

Anche quest'anno, quindi, i due hanno continuato a giocare, e finora nessuno ha ancora abbattuto l'avversario. Adesso, nel momento del bilancio totale di fine anno, la situazione vede il rivale di Giuriv in vantaggio, con il 60% della posta in palio, ma con Giuriv orgogliosamente attaccato alla partita e a ogni mano. Eppure, quando era cominciata il 1 gennaio 2009 lo scenario era molto diverso, ma non come si aspettava il pubblico presente. Il rivale di Giuriv aveva praticamente in pugno la partita con l' 80% delle fiches, e l'irreprensibile Giuriv stava per abbandonare il tavolo, pronto a cambiare sport non dopo aver salutato i suoi tifosi. Giuriv non si era arreso, ma stava per considerare davvero di tentare l'all-in in tutte le mani, quasi per liberarsi dell'incontro. Hai presente quando sei 7-6,7-6,5-7,5-7, 5-0 e vorresti liberarti dei quattro punti dell'ultimo game per andare sotto la doccia? Ecco, così. Ma Giuriv, anche per amor proprio, aveva deciso di stare in partita e giocarsi mano per mano con calma, anche solo col 20%. Dopo alcuni giorni interlocutori ecco il colpo di fortuna che ti rimette l'incontro in parità: Giuriv il 20 gennaio pesca il full-house ed ha la fortuna che anche il rivale aveva lo stesso punto. Ma il suo è più alto, e quindi recupera in un colpo il 20%. Siamo quasi in parità e la gara prosegue senza troppi scossoni, perchè Giuriv non riesce a trovare il poker in contemporanea col punto grosso dell'avversario. E quindi, anche se vince, vince poco. Il rivale ha un po' esaurito il culo e si rilassa un po', ma resta sempre vigile e non molla la presa. Giuriv, intanto, ha preso coraggio e prova addirittura un tipo di gioco più offensivo e rischioso. Per qualche tempo è lui che comanda le danze, e supera anche il 50% quando scopre di avere pure la cattiveria per poter bluffare. C'è una mano particolarmente significativa in cui Giuriv comincia con due carte sfigate, ma decide comunque di vedere il gioco dell'avversario rilanciando. Stavolta la nuova combinazione è vincente perchè si ritrova in mano un tris d'assi. Lui ci crede e prova a fare lo spavaldo, e nemmeno al rilancio del rivale pensa di poter perdere. Ma prima di rilanciare ancora preferisce non esagerare e alla fine resta guardingo accettando soltanto la puntata dell'avversario. Quando si girano le carte, però, perde. E cede il comando della gara al rivale che esulta anche in modo un po' provocatorio. Giuriv resta guardingo e non si lascia scomporre anche se la botta è dura e sembra un dejavu di tante precedenti partite. Nel frattempo l'inverno è finito ed entrambi si sono tolti l'abito più pesante che avevano. Giuriv è rimasto solo con camicia e cravatta mentre l'avversario ha quell'orrenda maglietta Datch che lo rende disperatamente tamarro.

Poco dopo un quarto di partita, Giuriv chiede un time-out perchè è stato chiamato da un amico che ha bisogno di lui per risolvere un problemino. Il risultato non è esattamente quello sperato ma bisogna rituffarsi nella sua di partita: l'amico nonostante tutto torna in tribuna a vedere la partita di Giuriv e lo sprona a vincere la sua. Anche se i time-out che chiama spesso per condividere la vita degli altri rischiano di distrarlo dalla sua partita, il nostro amico Giuriv non esita perchè spesso è più importante condividere le partite altrui piuttosto che concentrarsi solo sulla propria. Al tavolo, però, l'avversario ricomincia il suo assalto, con una mano vinta in modo davvero ridicolo. Un bluff davvero favoloso, degno del campione più imprevedibile. Giuriv, comunque, galleggia combattivo fino a luglio, quando vince una mano importante. A dire il vero, pensava di poter cambiare l'inerzia del match con quella scala, ma niente da fare. Purtroppo l'avversario ha un punto basso e si ferma prima di permettergli il colpaccio. Quando comincia l'estate piena la gara è in parità, e i due rivali possono cambiare veste. Giuriv preferisce arrotolarsi soltanto le maniche di camicia senza rivoluzionare se stesso, mentre l'avversario torna al tavolo verde in bermuda e infradito. Lo scontro di stili è sempre più evidente, e Giuriv pur sbuffando e con tante zanzare pronte a dargli fastidio passa per la prima volta in un buon vantaggio. Con l'aiuto degli amici del pubblico che gli gridano messaggi di incoraggiamento, gli danno consigli e gli sono vicini, Giuriv è sempre più convinto di vincere e spesso si gira a ringraziarli. Sa che sta preparando l'assalto decisivo per settembre, e in cuor suo immagina che la spallata vincente sia ad un passo. Sembra la fase cruciale, ma ad un certo punto Giuriv perde una mano sanguinosa. Ha due assi in mano e le prime tre carte che gira l'arbitro sembrano poter annunciare un facile successo, ma l'evoluzione è negativa e si trova soltanto con i due assi contro un full dell'avversario che sorride sornione. Fortuna che comunque Giuriv è sempre molto razionale e si rende conto in tempo di rischiare il bagno di sangue; nelle ultime puntate abbassa la posta e non crolla. Siamo 80-20 per l'avversario che intanto ha deciso di tenere gli occhiali da sole ridicoli anche se sta cambiando il tempo. Giuriv ha ancora vita e decide nuovamente di non buttare nel cesso il suo 20% nonostante qualcuno dalla tribuna gli dica che non ne vale la pena e di provare un altro sport. Siamo a ottobre: girandosi verso i suoi sostenitori, intanto, Giuriv si accorge che la tribuna dei suoi sostenitori si spopola un po' e c'è qualcuno che decide di abbandonare il campo. D'altronde la sua è una partita logorante e ci sono tantissime altre persone più divertenti da seguire. Dopo un momento di comprensibile sbandamento Giuriv ricomincia a giocare sicuro di sè e non molla un centimetro al suo rivale che comincia a dare segnali di insofferenza.

Ed eccoci alla cronaca degli ultimi giorni dell'incontro. Giuriv, che è tornato ad indossare il suo completo gessato, ha la meglio in qualche posta di qualità e riconquista quasi la parità. Ma non c'è modo davvero di finirlo questo match, o perchè i due competitors sono davvero bravi, o perchè è proprio nel destino che la partita sia una guerra di trincea.

Quindi, appuntamento rimandato al 2010, con Giuriv convinto di avere l'asso nella manica per sbaragliare l'avversario e regalare una gioia enorme ai suoi tifosi.

VI VOGLIO BENE

Che sia un 2010 strepitoso per tutti voi!

December 23

La ruota finale del 2009....

A come Amicizia – Perché l’argomento è sempre di stretta attualità, anche nel 2009. Non pensate che già ci prendiamo continuamente in giro nel lavoro, nelle relazioni e su facebook per poter essere falsi anche nell’amicizia? E allora, se ci sentiamo amici facciamo gli amici sul serio. Se non ci sentiamo amici o ci sentiamo un’altra cosa rispetto all’amicizia parliamone e chiudiamola qua.

B come Basketcentral – Perché ho scelto di collaborare per un altro sito, totalmente diverso da quello di prima, cambiando taglio e caratteristiche del lavoro. Un progetto totalmente diverso e con compiti diversi, ma sicuramente più stimolante, divertente, proficuo. Un sacco di ragazzi accomunati da una grande passione e dalla capacità. Resta l’ultimo baluardo della mia passione giornalistica, che Dio lo protegga.

C come Contratto a Tempo Determinato, come Castel San Giorgio e come tante altre cose - Perchè siamo a 5 contratti simili, e il tassametro corre ancora. Più due stage e un Master. Perchè continuano a farlo così a causa di esigenze "stagionali e momentanee" ma poi, se ci pensi, non è che la cassa in una banca è proprio una esigenza così stagionale. Soprattutto se poi le due casse sono gestite da due precari e stanno sempre là, anche perchè non è che sanno fare cassa altri là dentro. E' difficile da capire, eh? No, in fondo è facile. Mi dispiace non poter approfondire il tema "Castel San Giorgio". Ma la C è la lettera di tante altre cose, tantissime. Sono talmente tante che sono Confuso anch'io.

D come Diciotto Aprile, Salernitana Albinoleffe - Perchè da anni siamo abituati (in pochi) ad andare allo stadio sapendo che sarà un calvario. Quel giorno, invece, abbiamo assistito ad un incantesimo. Alla magia di un uomo paranormale che sembrava onnipotente come LUI. Sessanta minuti vissuti col cuore in gola e l'ammirazione per uno che pareva venuto da Marte, prima della testimonianza che davvero questo qua era davvero paranormale. Quattro secondi, dal momento in cui la palla parte da centrocampo a quando arriva in porta, vissuti in simbiosi con la traiettoria prima del miracolo. Non ci si poteva credere.

E come Emozioni - Perchè ormai in fondo chissenefrega delle scarse emozioni che m'ha riservato il 2009. L'importante è pensare (e sperare) che il 2010 sarà la stagione delle nuove, grandi emozioni. Che il 2010 non sarà più l'anno in cui tutto doveva cambiare ma in cui niente è cambiato. Che il 2010 sarà il passaggio ufficiale alla primavera della mia vita. O forse anche all'estate della mia vita. E magari anche della VOSTRA vita.

F Facebook - Perchè senza dubbio il vero protagonista del 2009 del genere umano è stato lui. Si potrebbero scrivere 20-30 pagine, ma non c'è tempo. E quindi ci si limita a constatare che ha cambiato radicalmente l'approccio degli esseri umani alle relazioni. Rispondendo al bisogno fondamentale di ognuno, cioè condividere, ci ha resi talmente assuefatti che: 1) l'80% della gente che esce si porta la fotocamera per poi mettere le foto su fb 2) se ci devi provare con uno/una non gli/le chiedi più subito il numero ma il contatto fb 3) se hai qualcosa da rinfacciare o da farti perdonare pensi sempre e subito a Lui, Fb, per farlo in modo tale che tutto il genere umano legga e veda. A dire il vero, quest'anno fb mi ha regalato tanti momenti indimenticabili (salvati nel mio archivio anche grazie ad un prode assistente che ha un hard disk eterno) e non posso dire di esserne rimasto immune. L'importante è saperlo utilizzare. Giusto per fare due esempi, non necessariamente autobiografici: io non lo utilizzerei per sputtanare pubblicamente e con cattiveria amici con cui ho condiviso 15 anni di esistenza, e non lo utilizzerei nemmeno per chiedere scusa dopo una figura di merda o far finta che non sia successo niente. Utilizzerei il telefono o al massimo una mail. Però io sono io, eh...

G come Gianni - Perchè gli voglio bene come un fratello e mi butterei nel fuoco per lui anche se è lontano. E voglio che sia felice incondizionatamente. Ma anche G come Guardare Avanti. Perchè basta vedere indietro, sia nelle cose belle sia nei disastri. Bisognerebbe creare un solco anche visivo dietro di noi per poter guardare soltanto al futuro.

H come Ho Visto Cose che Voi Umani nemmeno Potete Sognarvi di vedere - Perchè quest'anno ne ho davvero viste e sentite di tutti i colori, dalla gente che sta dentro e fuori dai televisori, fino alle magie dei clienti, per continuare con i carabinieri in filiale per far sfollare la gente, per finire con vari scleri. Mio zio Pino (un mito) dice che dovrei mettermi a scrivere un libro. Forse ha ragione!

I come I Consigli di un pirla - Perchè è la canzone che Michele deve ascoltare continuamente, come un'ossessione. Adesso che è pronto a spiccare il volo non deve dimenticarsi il testo di quella canzone. Che poi, se vogliamo andare oltre nell'analisi, Mikè, non è detto che tu debba per forza andare fuori! Già qua stiamo perdendo i pezzi, cugini se ne vanno, amici se ne vanno, resta almeno tu. Vabbè, egoist-mode off.

L come LegaPro- Perchè ce la siamo scansata scandalosamente l'anno scorso e invece Lei ci ha presentato il conto quest'anno, nel modo più violento. A saperlo che sarebbe andata a finire così, sarebbe stato meglio prenderne 12 dal Bari a maggio. Ma poichè noi tifosi granata continuiamo a pagare il peccato originale (non si sa quale) continuiamo a soffrire. Spero solo che l'anno prossimo nella ruota finale non dovrò mettere alla lettera D la voce serie D. Soltanto un miracolo ci può salvare, e se si ripeterà anche quest'anno sono pronto a pagare tutti i pegni del mondo. Ma anche L come Lottare, perchè in tanti ci stiamo facendo narcotizzare dal mondo. Dobbiamo smettere di farci scivolare le cose addosso pensando di non poter reagire a niente e preferendo mantenere lo status quo

M come Momento Difficile - Perchè c'è sempre un momento difficile in agguato, un momento di confusione, di incertezza e di indecisione, una crisi economica/sociale/personale/finanziaria, un qualcosa che ti faccia prendere la sòla quando meno te l'aspetti. Quando il genere umano avrà meno momenti difficili da raccontare e addurre come scusa e molti più attributi per dire davvero le cose come stanno il mondo diventerà più sano.

N come Non Avevo Capito Niente - Perchè è un libro straordinario, che ti illumina sulle persone e sulla realtà in modo strepitoso. Quando di 300 pagine te ne restano in mente almeno la metà vuol dire che il libro ha fatto centro. A me è successo praticamente solo con Gomorra.

O come Ogni Volta che Cammino per Salerno la Trovo più Bella - Perchè è impossibile staccarsi da questa città, che è ogni giorno più affascinante. Al di là dei vari sforzi straordinari, dei miracoli e delle peripezie di Super-Vincenzo, l'impressione generale è di una città sempre più attenta a se stessa, sempre più consapevole della propria "specialità" rispetto alla merda che la circonda. Ci manca poco per spiccare definitivamente il volo. Mi dispiace non essere capace nella fotografia, perchè mi piacerebbe immortalare ogni angolo di questa città e farlo vedere al mondo intero. Ma anche O come Odio, perchè quest'anno ho capito cosa significhi provare odio verso qualcuno. Era una sensazione quasi sconosciuta ed è invece diventata quasi normale. Ma stavolta sono sicuro che non sono io ad avercelo dentro, sono state le situazioni ad avermelo estirpato.

P Precari di Merda - Perchè gira che ti rigira continuiamo con gli stessi ridicoli problemi. Che ci regalano difficoltà a prenderci ferie, a metterci in malattia anche quando stiamo male, a farci venire mille nevrosi, ansie e allucinazioni da un momento all'altro. Ne ho già parlato troppo, ma finirà...presto finirà...per tutti noi.

Q come Quindici Maggio, Madrid - Perchè l'unica vacanza (oddio, vacanza, 3 giorni) porta quella data e non potevo saltarla nella ruota. Salvo il fatto che abbiamo rovinato per sempre un ascensore e la Guernika di Picasso, è stato divertente. E, soprattutto, hanno potuto ammirare tutti che noi italiani sappiamo cantare. Vero, Paolo? Che faccio, lo pubblico il video?

R come Roberto, quello di via Roma - Perchè lui c'è ancora. Pure se mi fa incazzare. Ma vinceremo, Robbè, vinceremo! Anche R come rancore, che è davvero la cosa peggiore da provare nei confronti delle persone. Il rancore ti acceca, ti irrita, ti rende poco razionale.

S come Scrivere - Perchè la voglia e la passione per la scrittura non me la toglierà mai nessuno, nemmeno il diavolo. E' una delle poche cose che mi emozionano e mi fanno star bene incondizionatamente, e nemmeno la vicinanza con la ragioneria e con la tristezza dei numeri riuscirà a fiaccarla.

T come Tardi - Perchè è da un po' di tempo che ho sotto sotto la sensazione che sia già tardi e che abbia perso abbastanza tempo per costruire quello che volevo. Indipendentemente dal fatto che sia così o meno, è sempre meglio guardare avanti senza interrogarsi troppo.

U come Uno Su Mille - Perchè tutti noi dovremmo tenere bene in mente il testo della canzone del vecchio Morandi e capire che chiunque può rinascere, anche dopo i VERI momenti horror.

V come Vittime e Carnefici - Perchè "non c'è niente da fare, nella vita c'è sempre una vittima e un carnefice". Questa è senza dubbio la frase dell'anno: incredibilmente vera, reale, universale. Me l'hanno detta molti mesi fa ed è quasi inconfutabile. Dove c'è un rapporto umano c'è questa verità. E non consola molto il fatto che tu sia più volte carnefice rispetto a vittima. Qualunque cosa tu sia, devi accettarlo perchè è così.

Z come Auguri a tutti per un Natale meraviglioso – Beh, a tutti proprio. Auguri pure agli stronzi, a quelli che hanno l’abitudine a prendere in giro il prossimo, a quelli che non sono capaci di dare valore alle cose belle che posseggono, a quelli che hanno il veleno dentro, a quelli che non sono onesti intellettualmente. Auguri davvero a tutti, nella speranza che il Natale illumini le menti di tutti. Anche degli asini.
December 22

La magia del Natale aziendale

Sono reduce dal doppio festeggiamento aziendale per il Natale. Un misto tra Camera Cafè, Fantozzi e Tutta La Vita Davanti....
 
Wow
 
December 14

Sto cercando un titolo

Sto cercando un titolo per questo 2009, e sto cercando pure un filo conduttore, un'evoluzione e qualche eredità da portare nel 2010. Ma per ora non riesco a trovarli.
 
 
November 20

Il 18 novembre 1999, Maria Teresa ed il neo-diciottenne

Il 17 novembre 1999 la classe III A aveva pensato bene di non entrare. C'era stato un mezzo sciopero organizzato dai soliti eroi del fancazzismo militante del Tasso e i nostri eroi si erano subito accodati. Quella mattina ci furono discussioni molto accese davanti a quelle stupide panchine e soprattutto sugli scalini di quella simpatica chiesa, perchè qualcuno era totalmente contrario allo sciopero. E non perchè era un secchione o perchè i suoi ideali erano lontani da quelli dello sciopero. Ma perchè il problema più grande da affrontare sarebbe stato il giorno dopo, e questo problema si sarebbe presentato nel modo più violento possibile. Il problema era LEI: Maria Teresa. L'unica professoressa che DA SOLA era capace di tenere in scacco contemporaneamente, nell'ordine: preside, altri vice-presidi, colleghi (tranne uno che infatti la odiava), impiegati, rappresentanti d'istituto, semplici studenti, suoi alunni e persino le piante del secondo piano. Anche il fascio littorio del Tasso quando LEI passava si afflosciava e mostrava riverenza. Maria Teresa, oltre ad esser la più cattiva, dura, vendicativa, integerrima, cazzuta ed esperta delle prof. di storia e filosofia, aveva una caratteristica tragica: prendeva disperatamente ad odio gli eversivi, i nullafacenti e quelli che facevano sciopero. Ed era solita presentare il conto appena possibile, anche il giorno dopo. I nostri eroi dell'inizio-racconto non erano eversivi affatto ma erano un po' nullafacenti ed avevano la sinistra tendenza di fare sciopero. In aggiunta, c'era un altro problema: nei due anni di Liceo precedenti erano stati affidati a prof. di storia e filosofia molto più soft. E quindi non conoscevano molto bene Maria Teresa. Quel 17 novembre '99, quindi, qualcuno era contrario allo sciopero perchè sapeva che il 18 novembre ci attendeva al varco, oltre a TUTTO Hegel, Maria Teresa. "Uagliu', c'ammazza domani" - diceva il biondino con la faccia da bambino che stava iniziando a metter su un po' di barba ma dimostra a fatica i suoi 17 anni. Ma niente da fare. E quindi, liberi tutti. Ma poichè la paura fa novanta, il biondino di cui sopra tornò a casa a ripetere Hegel, che Maria Teresa ci aveva assegnato una settimana prima. Seguì una giornata allucinante, nella quale il più grande dei secchioni gli avrebbe fatto i complimenti. Fino alle 23 davanti al suo riassunto di Hegel a ripetere come un ossesso pensando alla faccia di Maria Teresa del giorno dopo. Come lui molti altri, probabilmente gli stessi che avevano inorridito all'idea dello sciopero del 17 e che poi avevano sentito la stessa sensazione di sgomento al pensiero dell'interrogazione di massa.
E così, venne la mattina del 18 novembre 1999. Il destino vuole che uno degli eroi della III A compia 18 anni:la maggiore età, l'età della maturità. Filosofia è alla terza ora, o forse alla quarta. Non ricordo, vabbè.
Alle 10 circa il neo diciottenne esce speranzoso dalla classe insieme al suo compagno di classe biondino a cercare i professori in giro per offrir loro la guantiera di dolci portata per l'occasione. Dopo un giro furtivo per il corridoio il maggiorenne pesca Maria Teresa in II A a fare lezione ed entra col compare di mille battaglie. L'obiettivo nemmeno così celato è ammorbidirla un po'. "Prof, oggi è il mio diciottesimo compleanno, ho portato la guantiera di dolci. Ne vuole uno?". Lo sguardo successivo è di quelli che inceneriscono. "Ah, veramente? Magari è arrivato davvero il momento di crescere". I due compari escono dalla classe umiliati manco fossero entrati in un club privè di froci e fossero stati costretti a denudarsi e tornano nella loro classe a cominciare a diffondere la loro immagine di terrore. Suona la campana dell'ora successiva ed è arrivato il momento cruciale. Quando Maria Teresa entra nell'aula si respira un'atmosfera irreale. Non ho mai avvertito nella mia vita una simile sensazione di paura, nemmeno all'esame di matematica all'università, ai colloqui di lavoro, ai primi giorni di lavoro e al pareggio dell'uruguayano in Salernitana-Vicenza del 15 maggio 1999. Così,mai. In classe c'era un silenzio spaventoso che manco ad un funerale. Tutti seduti e praticamente immobili, pronti al martirio. Maria Teresa si siede e quasi non proferisce verbo. Incomincia solo a sfornare i primi nomi degli interrogati col rituale "vengano alla cattedra". Vanno i primi quattro (perchè, caso più unico che raro, aveva deciso di interrogarne quattro alla volta mentre di solito era singola l'interrogazione) e cominciano i guai. Le domande non sono nemmeno cattivissime ma lei è più silenziosa del solito; attende che tu finisca di parlare per dirti quello che pensa di te. Alterna a caso una domanda per ciascuno,e poi stronca. Quando manda a posto (8 minuti massimo a gruppo) il risultato è agghiacciante: un paio di 5, un 4 e due 3. Voti che non sarebbero stati giusti perchè la preparazione media non era affatto scarsa (sapete com'è, la paura ci aveva reso tutti preparati), ma che IN QUEL GIORNO e IN QUELL'ORA diventano sentenze inappellabili. Continua il tran-tran dei gruppi e dopo pochi minuti va alla cattedra il biondino (oddio, già il colore s'era perso un po' e stava diventando castano sfigato). Di quei minuti ricordo soltanto due cose: le mie risposte precisissime e il voto finale, un 6 che sapeva quasi di beatificazione considerando la sua cattiveria. Non ho preso 6 ad un orale di una materia umanistica mai nella mia vita e quel voto mi avrebbe intristito in un caso normale, ma io ricordo soltanto un profondo sollievo una volta poggiate le natiche sulla mia sedia. Ero felicissimo, l'incubo Hegel era finito. Il martirio prosegue e tranne un 7 (l'unico, immeritato quanto inspiegabile a Francesco) tutto il resto fluttua tra il 3 e il 5, con picchi tragici di 2 a quei pochi che non avevano manco vissuto il 17 novembre la paura di Hegel e della sua interrogazione. "Cosa è venuta a fare alla cattedra se non sa niente, signorina. Voleva fare una sfilata di moda col suo gonnellino?" - dice Maria Teresa sprezzante ad una delle vittime del suo 2. E gli insulti si sprecano per gli altri 2 e 3, mentre chi ha preso 4 già può ritenersi salvo. Il neo-diciottenne si salva dalla sciagura con un colpo di classe memorabile, ma non avrebbe mai più dimenticato quella giornata. Tant'è vero che 10 anni dopo, nel giorno del suo compleanno, il suo ricordo è ancora nitido.
Al termine delle interrogazioni, dopo che NESSUNO era stato risparmiato, Maria Teresa si concesse un'analisi finale della giornata. Un'altra raffica di insulti e mortificazioni, che avrebbero spinto anche il più ottimista e sereno a meditare un mese di relax e disintossicazione a Palazzo Grazioli con Silvio e le battone.
Quando Maria Teresa se ne andò da vincitrice (e dopo averci finalmente dimostrato chi era a comandare), per qualche secondo nessuno ebbe la forza di parlare. La sua strategia ebbe successo su tutta la linea. Non ci furono più rivolte, nè scandalosi filoni di massa, i voti pian piano cominciarono a salire (anche perchè peggiorare non era possibile a meno che non si volesse partire da -6 nei giudizi arrivando a 0 come voto massimo) e lei cominciò ad insegnarci cosa voleva dire confrontarsi con la paura, quotidianamente.
E io penso che senza di Lei e senza quella giornata avrei avuto un approccio molto diverso a tutti gli altri esami della mia vita. Poi dicono che la filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale tutto rimane tale e quale...Ignoranti!

November 14

Articolo 31 - I consigli di un pirla

A un certo punto finita la festa
Vedrai tutti andar via
Ti accorgerai che quel poco che resta ti basta
Ed ecco, quella sarà casa tua

t’insulteranno a gran voce E tu ridi

ti chiuderanno la bocca e tu scrivi
Se ti picchieranno e ti imporranno divieti
Tu fatti beffa dei tuoi padroni
E canta i loro segreti

YouTube - Articolo 31 - I consigli di un pirla
  
November 07

Hai capito???

Dopo tutto il male che mi hai fatto e ci hai fatto, 
dopo tutta la merda che mi hai menato addosso,
dopo aver buttato nel cesso 13 anni di amicizia-milioni di ore-migliaia di giorni-miriadi di telefonate-centinaia di sms,
dopo aver dimenticato tutto quello che ho fatto per te (e tu per me)
dopo aver dimenticato tutta l'amicizia che ti ho sempre dimostrato in modo incondizionato, leale, onesto, fedele, amorevole
dopo un addio SENZA ALCUN MOTIVO reale o presunto
..........................................................
dopo tre mesi di mio personale silenzio rispettoso e tuo silenzio inaccettabile
dopo tre mesi di rabbia covata con dignità e sensibilità
dopo tre mesi in cui nessuno è stato capace di farti capire che razza di merda sei stato e sei
.................................................................
dopo l'ultima e invereconda mancanza di rispetto verso tutto questo e verso tutti quelli che per anni ti hanno offerto tutta la loro amicizia
 
Dopo tutto questo:
1 - se hai provato, provi o proverai almeno un briciolo di vergogna....sarai soltanto una persona scandalosa indegna di ricevere il mio saluto
2 - se NON hai provato, provi o proverai almeno un briciolo di vergogna....per me sei soltanto la feccia dell'umanità.
 
Augurati di non trovarti mai nei posti dove mi trovo io
Augurati di non avere mai la possibilità di parlare con me
Augurati di non farti venire mai la voglia di chiamarmi o mandarmi un messaggio
 
Sparisci dalla mia vita per sempre insieme a tutto il cumulo d'odio e di merda che mi hai spalato addosso e che ti restituisco
 
E non me ne fotte se leggerai o non leggerai mai queste righe.
 
Loro resteranno a futura memoria di questa chiavica, che resterà la più beffarda faccenda che mi sia capitata in 27 anni di vita vissuta con dignità.
 
Quella che tu non hai.
 
 
November 06

Pianificazione o immanenza?

Ieri sera chiacchieravo con una persona che mi diceva: “se già oggi ad un piccolo scossone ci sono problemi, figuriamoci in futuro, quando probabilmente il nostro progetto di vita ci porterà a fare proprio quel tipo di vita. Se ora è così, figuriamoci cosa succederà in futuro. Tu che ne pensi?”.

Ho sempre pensato all’importanza della progettualità come pietra miliare dell’esistenza di ognuno. Quindi anche mia. Sin da piccolo ho sempre pianificato tutto o quasi tutto, ossessivamente e molto lucidamente. Dal tempo di percorrenza da un posto all’altro per essere puntuale, fino al futuro lavorativo, all’età per raggiungere determinati obiettivi, al matrimonio ecc…

Ragionando anche per obiettivi minimi, graduali, per gradini. Pensando a cosa avrei ottenuto con le tappe intermedie. E pensando al fatto che deviazioni dal percorso sarebbero state deleterie se si guardava all’obiettivo finale. Cosa succede oggi, cosa faccio oggi, era parametrato con quello che avrei dovuto o voluto fare domani. Per trovare il senso all’oggi bisognava trovare un senso anche al domani. Per forza. Non sono mai sceso a compromessi con il futuro, ma con il presente sì.
Molti di noi hanno progetti, piani, idee da perseguire. Quelli che poi è bello chiamare sogni più materialmente sono progetti.

La domanda di oggi è: ha senso, è giusto fare progetti e programmare un’esistenza e i suoi momenti oppure ha più senso vivere alla giornata pensando a domani (al massimo) e quasi mai al dopodomani? Io una risposta me la sono data, ma è drogata dall’esperienza di vita e quindi è parziale e probabilmente superficiale. La mia esperienza di vita dice che il 90% delle idee che avevo e dei progetti che mi ero costruito nella mente hanno poi subito un profondo cambiamento una volta affrontata la realtà quotidiana. Non sto parlando di peggioramento, né di miglioramento. Parlo solo di CAMBIAMENTO. Avevo pianificato di studiare economia per diventare un manager di una importante azienda, che fosse più internazionale possibile e più lontano possibile. E quando è stato il momento di andare più lontano possibile nell’azienda più internazionale possibile ho visto che non era la mia dimensione. Avevo pianificato di sfruttare al massimo il mio talento, forse l’unico, con le parole e con le tastiere dei computer e invece mi trovo (per fortuna) da anni a sfruttare le mie (presunte) qualità con i numeri lasciando alle parole soltanto il residuo. Avevo pianificato di non cascare più nel marasma delle imprese e di dedicarmi alla professione libera dopo l’ennesima delusione, ed invece ci sono rientrato con più entusiasmo di prima dopo una telefonata da Bari. Avevo pianificato di sposarmi presto, e avevo anche pianificato che sarei stato più forte e più solido di tutto il sistema che mi avrebbe circondato, della disoccupazione, delle difficoltà di tanti miei coetanei, della mia adattabilità alla sede di lavoro, dello stipendio ecc…

Non erano “sogni” di un visionario, né megalomanie di un pazzo fottuto. Erano solo pianificazioni. Che testimoniano un metodo, un orientamento. Ma che la realtà può facilmente divertirsi a smontare attraverso una persona, un momento storico positivo o negativo, un momento personale di euforia o depressione, una delicata situazione familiare, una telefonata sbagliata o giusta. Di quelle che ti cambiano la vita, le scelte e gli orientamenti. E ti fanno saltare il banco della pianificazione, in meglio o in peggio. E ti fanno vedere il presente con occhi diversi da quelli di prima.

Anche in questo periodo mi dicono continuamente che bisogna essere lungimiranti, che è necessario pianificare con un occhio al presente e uno al futuro. Che pure una carriera va pianificata, perché partendo da solide basi e da grande motivazione poi è difficile che la realtà futura si discosti tanto da quel progetto. Ma intanto, si corrono due rischi al di là della disillusione da un qualunque sogno. Il primo è che poi ci si trovi a maledire un qualcosa o qualcuno che non esiste se ti salta il banco. Perché non sempre è colpa/merito di qualcuno se si verifica il tuo progetto. Il secondo è che inseguendo il progetto, lucido o folle che sia, perdi un po’ di vista il presente, l’emozione del momento, il sapore della giornata e del breve periodo. Perché nel breve periodo l’oscillazione del grafico è molto maggiore e si va su e giù come un fondo azionario di Ubi Pramerica, ma almeno quando si raggiunge il picco positivo puoi godere compiutamente. E basta. D’altro canto le controindicazioni dell’altro sistema potete intuirle anche voi.

E quindi qual è la soluzione? Esiste una terza via un po’ meno razionale e più emozionale e contemporaneamente un po’ più razionale e meno emozionale di quell’altra opposta a quella originaria?

November 02

Pensierino della sera

Lo so che non è costruttivo guardare troppo al di là della realtà attuale, ma a me piacciono i ruoli manageriali. Li sogno da sempre, li sento miei, sento di poterli ricoprire. Di avere capacità gestionali, organizzative e relazionali. Ci voglio credere, ci devo credere...anche se per ora sarebbe sufficiente per me uscire dalla cassa.
 
Devo uscire dalla cassa, sento che sto mordendo il freno e perdendo tempo. Voglio volare alto, anche se poi non significherebbe diventare un grande manager. Speriamo che qualcuno me lo permetta.
 
 
October 22

La seconda possibilità

Stavo facendo le serie di pettorali da 15 ripetizioni e mi stavo prendendo un riposo tra l'una e l'altra. Cercavo l'istruttore della palestra che era seduto sul divanetto fuori dalla sala attrezzi perchè dovevo chiedergli un'informazione. Sono uscito un attimo dalla sala e mi sono fermato perchè l'istruttore stava parlando con un ragazzo. Non mi allontano perchè pensavo stessero parlando di puttanate ed invece era una conversazione molto seria, con il ragazzo praticamente in lacrime. "Hai capito che merde, ho appena fatto 18 anni, e speravo di festeggiare con loro, i miei amici e compagni, e condividere la mia giornata più bella. E invece a stento mi hanno fatto gli auguri, qualche sorriso e basta. Se ne sono strafottuti. Ieri ha fatto 18 anni un altro nostro compagno che sta nel nostro gruppo da pochi mesi e gli han fatto il regalo pure. Tutti contenti erano, l'hanno riempito di attenzioni e io mi sono sentito come uno stronzo".
E giù con gli occhi abbuffati di lacrime. L'istruttore gli diceva le solite cose di circostanza, e si sono salutati dopo che il ragazzo ha detto: "adesso il mio atteggiamento nei loro confronti cambierà per forza, sarò diverso, più freddo". "Per forza" - gli ha risposto l'istruttore. E se n'è andato.
Io sono rimasto un attimo perplesso, e dopo aver fatto giusto mente locale (che in realtà si chiamerebbe "flashback" locale) sono rientrato a fare quegli inutili esercizi che peraltro manco mi porteranno a diventare l'erede italiano di Vin Diesel. In un'altra mini-pausa sono ri-uscito nel corridoio e l'ho rivisto che usciva dal bagno in lacrime. Ha gettato un fazzoletto in bagno e si è seduto sul divanetto. Oggi non è nemmeno mai venuto in sala a fare attrezzi. Prima di andare via, e mentre alzavo gli inutili 15 chili di peso con le mie possenti gambe ho pensato di uscire a parlargli per dirgli due cose e dargli un "mini-consiglio", dal basso della mia esperienza. In fin dei conti era una stupidata, perchè avrebbe tranquillamente potuto rispondermi "fatti i cazzi tuoi". Ci siamo visti 2-3 volte in palestra e ci salutiamo solo. Quindi, avrebbe avuto tutto il diritto di mandarmi a comprare il sale. Ma io ho pensato che avrei corso il rischio comunque, perchè mi sembrava giusto dargli una mano, a modo mio. Gli avrei detto pressappoco così: "Ciao, scusami se entro nella tua vita anche se non ti conosco. Ho sentito per errore quello che dicevi all'istruttore e poichè la cosa mi ha colpito volevo solo dirti una cosa. Non ti tenere dentro la tua rabbia e la tua delusione, perchè poi in fondo crei solo rabbia che difficilmente si curerà. Dici quello che pensi a loro, spiega la tua rabbia e la tua delusione, e fai presente che non pensavi di essere per loro poco più di un soprammobile. Poi ascolta quello che hanno da dirti, e mandali al diavolo definitivamente solo se dimostreranno di non avere minimamente idea di cosa significa rispettare una persona, e un amico in particolare. Tutti possono sbagliare, e secondo me bisogna avere la forza di dare a tutti una seconda possibilità. Che siano amici, genitori, ragazze, parenti, colleghi di lavoro o gatti. Magari i tuoi amici sono soltanto immaturi, o forse hai sopravvalutato la tua sensazione. Sono pochi quelli che non meritano una seconda possibilità, proprio i casi più scandalosi. Seconda possibilità sì, terza possibilità no. Perchè abusare del tuo rispetto due volte non è giusto. Non ti voglio rompere oltre e scusami".
Ho finito gli esercizi, e sono andato in corridoio. Ma lui non c'era, e nemmeno in spogliatoio. Probabilmente se n'era andato. E il mio tentativo di parlargli resta virtuale.
October 06

I tipi e le tipe da palestra....fenomenologia

Quando entri nella sala attrezzi di una palestra trovi un piccolo mondo incantato, popolato da esseri umani di tanti tipi che vivono a loro modo l'esperienza mistica di "farsi il fisico". Questa cronaca, tra l'altro, non è nemmeno particolarmente enfatizzata perchè la MIA palestra non è mica come quella dove andavo prima a via Luigi Guercio...In quel "tempio" la scienza, la tecnica, l'autoesaltazione e l'organizzazione maniacale regnano sovrane in ogni angolo costringendo un povero cristo che vuole soltanto perdere un paio d'orette a settimana a sentirsi clamorosamente inadeguato/demotivato. In questo "tempietto", invece l'uomo è già più essere umano, e c'è spazio anche per le sue debolezze. Resta il fatto che quando entri in una sala attrezzi questo mondo incantato ti si presenta davanti agli occhi senza che nemmeno devi fare grande sforzo di immaginazione. E riesci ad osservare gli "stereotipi" con grande divertimento. Quello che ci crede e lotta col cuore è senza dubbio il primo a venirti davanti. E' vestito con tutta roba che fa risaltare il bicipite e il pettorale e trasuda sudore da ogni poro. Te lo immagini più che trentenne e pure un po' brutto. Si aggira per la palestra con fare concentrato ed ha in testa soltanto il risultato finale, u fisik. Dopo averlo osservato per più di 30 secondi non ti spieghi come possa comprare tutta roba di 3 taglie inferiori e come non gli scoppi addosso il pantaloncino. Non ti guarda manco, e si gira di soppiatto soltanto quando nota la tipa carina, ma in fondo non gliene frega granchè perchè la sua donna in quella sala è il bilanciere. Si esalta quanto più lo riempie di pesi e dopo aver fatto la dodicesima serie da 5000 chili si aggira piano piano per la palestra con fare soddisfatto guadandoti con lo sguardo di chi dice: "provaci, pirletti, a fare meglio di me". E' anche una forma di riscatto sociale. Proprio mentre il palestrato doc vaga per la saletta, ecco che ti piomba davanti il suo "probabile erede". E' il secondo stereotipo. Ha tra i venti e i trent'anni, è fisicato ma non troppo, ha più speranze di costruire il fisico armonioso alla Brad Pitt di quello di prima ma ne deve mangiare filoni di pane per arrivarci. E' progressivo nella crescita dei suoi sollevamenti e delle sue serie ed è anche più curato nell'abbigliamento. Ci tiene ed è un po' fissato, ma con equilibrio e con nonchalance. Ogni tanto si dà una passatina pure alla pettinatura affinchè il sudore non la rovini più di tanto e di solito è molto attento anche alla fauna femminile che popola la palestra. E' rigoroso nell'applicazione degli esercizi e quando si aggira per la sala ha lo sguardo di chi dice: "ce la farò a diventare un figo da paura, mi basta giusto un pochino". Di solito questo secondo stereotipo passa pochissimo tempo alla cyclette perchè gli attrezzi sono prioritari. Invece c'è chi utilizza la cyclette per dialogare e passare un po' il tempo. Sono le ragazzine, quelle che a stento hanno venti anni, e che vanno in palestra anche e soprattutto per stare insieme. Sono più legate al loro cellulare che agli attrezzi e alla bici, tant'è vero che se non ce l'hanno in tasca lo portano appresso nella borsetta anche in sala o addirittura lo poggiano su un muretto per consultarlo ogni 5-10 minuti. Le ragazzine qualche volta fanno anche le lezioni di aerobica e simili, ma spesso sono disincantate e salvo casi sparuti non sudano come Bonolis perchè non gliene frega di sporcarsi le mani con sti attrezzi. Si divertono e parlano spesso insieme, e ti fanno sentire pure un povero vecchio. Perchè i tiemp bell' i na' vot, di quando stavi al Liceo o all'Università non torneranno più. Loro si aggirano nella sala con lo sguardo di chi dice: "vediamo di passare presto st'oretta così facciamo finalmente cose divertenti e usciamo da sta gabbia dorata piena di puzzoni". La categoria che preferivo e preferisco ancora, però, è sicuramente un'altra. E' il popolo delle quaranta-cinquantenni. Nel corso degli anni si sono evolute (almeno nella mia osservazione), ma hanno tenuti intatti alcuni aspetti magici. Sono vestite in modo precisissimissimo, e spesso anche truccate. Portano anche orecchini costosissimi, bracciali e collane perchè s'edda vere' che sono persone di un certo livello e soprattutto hanno sempre abiti ...e probabilmente scelti dopo 2 ore di consultazione in negozio. Perchè s'edda pure vere' che il fisico negli anni non si è scassato (o quasi) e che hanno grande stile. Su di loro si concentra molta dell'attenzione degli istruttori, e, anzi, se gli istruttori non le cagano sono loro a chiedere udienza per ogni fesseria. Il loro must sono gli esercizi per le gambe e il fondoschiena, e lo specchio è il loro migliore amico perchè non sia mai che si inizia a vedere qualche segnale di vecchiaia o di scombino facciale. Sono meravigliose, soprattutto le cinquantenni, perchè ci credono veramente un sacco e non se ne fregano se uno come me le guarda e pensa: "Gesù gesù, potevi venire in palestra vestita in modo normale. E lascia perdere la palestra perchè tanto non è quell'esercizio che ti fa essere ancora gradevole. Il fascino o ce l'hai pure a cinquant'anni o non lo avrai mai". Loro sì che vengono in palestra per dire al mondo: "noi ci siamo ancora, è inutile che guardate le ragazzine perchè siamo ancora più fighe noi". La sala è praticamente piena, ma non posso evitare di notare l'unica e vera tipologia di essere umano da palestra che veramente ha la mia vicinanza e solidarietà. Ne fanno parte quelli grassi/grasse, che sperano nella palestra per risolvere il problema dell'obesità e che davvero ci provano a lottare col cuore perchè questa cosa li fa soffrire da pazzi. Non riesco ad immedesimarmi per ovvi motivi, ma loro sì che DEVONO ottenere risultati con la palestra per sentirsi motivati nella loro battaglia. Io tifo per loro.

Poi ci sono anche altre categorie di animali da palestra, ma sono residuali. Ci sono le ragazze di venti e trent'anni per lo più annoiate, che vanno in palestra un po' scazzate e hanno la faccia di chi spera sotto sotto di trovare un tipo carino per chiacchierare e scambiare il numero piuttosto che fare esercizi e sudare. Ste tipe vestono fashion e sono curate, ma giusto perchè per loro la sala attrezzi è come la rotonda o il privè del Miami. Ci sono i ragazzi ventenni,anche loro molto annoiati, che sono là o per perdere giusto qualche chiletto o per stare con gli amici e ricercare la tipa. Pure questi ascoltano annoiati i consigli dell'istruttore e guardandolo pensano che tanto "chissenefrega", dopo ci sta la partita e me la vado a vedere. La cosa divertente è che, come SEMPRE in tutti i luoghi di incontro, anche se non si conoscono alla fine i ragazzi trovano sempre il modo per parlare e fare gruppetto. Gli argomenti di discussione sono sempre i soliti due: il calcio e la cara e vecchia .....

Basta che due inizino a parlare di una squadra qualunque, pure del Pergocrema, e comincia il conciliabolo da Bar Sport, oppure basta che passi una tipa più o meno carina che si dà il via ai commenti. Ed è anche in quella sede che spesso scopri gli amici dell'altra sponda. E' sufficiente che non mostrino interesse per nessuna delle due cose e li hai sgamati.

Mentre invece i gruppi eterogenei di ragazze non "fanno gruppo" e si fanno i reciproci cavoli propri.

In tutto ciò....voi direte....e tu, caro il mio Debosciato, di che categoria fai parte?

Io? Io speriamo che me la cavo.

September 30

Allo stato dell'arte

Non ho scritto per 20 giorni e devo dire che mi mancava. Stasera, sfruttando anche la forzata astinenza dal lavoro rimetto giù due righe. Niente di epocale eh, giusto un riepilogo di stati d'animo, situazioni e sensazioni.
 
Abbiamo completato il quarto contratto e tra venti giorni comincerà il quinto. Comincerà con il solito escamotage di cui sono anche stufo di parlare perchè non è manco il caso. Entrerà un'altra persona, un'altra matricola, per coprire esigenze e contingenze stagionali straordinarie che impediscono l'eternità del contratto. Lasciamo stare. Vi basti sapere che da 18 mesi io e tanti altri ragazzi ci stiamo smazzando, stiamo dando tutto, stiamo lesinando ferie e permessi, stiamo lavorando cercando di sopperire anche alle ferie degli altri e lo facciamo non solo perchè vogliamo il contratto. Ma perchè abbiamo molto amor proprio. Quindi la sensazione è di uno contentissimo per i prossimi 8 mesi di lavoro ma allo stesso tempo di uno imbarazzato per una situazione che definire grottesca è poco. Quanto cazzo mi fanno imbufalire quelli che dicono: dai, non ti lamentare, c'è la fila fuori dalla porta di gente che vorrebbe prendere il tuo posto e invece te sei là...Che caz vuol dire? Se sto là un motivo ci sarà, se non mi hanno mandato a casa è perchè probabilmente non sono pirla. Le esigenze "stagionali" per coprire il lavoro di cassa sono già un controsenso. Veramente lasciamo stare.
E dunque arriveremo a giugno col solito tran tran, e probabilmente senza nemmeno la vacanza dell'anno prossimo. Vabbè...
 
Vorrei anche io provare la sensazione di aver fatto 21 con due carte e blackjack, ma non mi riesce mai. Chissà perchè. Anzi, capita che ti giochi due lire al casinò ed è il banco a spararti sprezzante il 21 con due carte. Così, tanto per dire che è inutile che tu speri in una svolta. Di questo mio stato d'animo perennemente sospeso e irritato ci sono diverse letture. E' probabile che il lavoro trascini il resto oppure anche che il resto trascini il lavoro.
 
La domanda della settimana è: mi potrò fidare di qualcuno per sempre? Qualunque ruolo lui/lei abbia...
Mah...in attesa di questa risposta guardo alcune foto e mi viene da ridere. Ridere per non piangere.
 
Ci stanno anche tante cose belle da raccontare, ma si farà nella prossima puntata. Tanto di tempo per cazzeggiare e scrivere ne ho. Un sacco
 
September 08

L'imperturbabilità

Non si può sempre essere imperturbabili di fronte alla vita. E' un rischio che qualunque essere umano, pure il più riservato e introverso non può correre. Abbiamo troppo bisogno di avere reazioni, di scuoterci e di essere scossi dalla vita. Pure quando la scossa è di quelle violente, brutte.E' meglio averla che non averla. Ho cercato di vivere un periodo all'insegna dell'imperturbabilità e ho scoperto soltanto di non averne bisogno. Puoi pure riuscire a farti scorrere tutto addosso e a non comunicare per niente le tue sensazioni, ma in fondo è proprio vero che niente si crea e niente si distrugge. Cioè, in altre parole, queste sensazioni non spariscono perchè non le riesci a distruggere nemmeno se sei l'essere umano più forte del mondo. Le governi al massimo ma non le distruggi. E arriverà il momento in cui quelle sensazioni devono venire fuori, le devi comunicare o al peggio le devi vomitare. Quindi, poichè è inutile distruggerle dal primo momento è meglio presentarle subito a chiunque tu voglia. Anche il disprezzo si deve presentare, o al peggio lo devi vomitare. Perchè quello con l'imperturbabilità si ingrandisce, si moltiplica e diventa una sensazione pericolosa, odiosa. Io in questa fase della mia vita sono abbastanza scosso, sufficientemente scosso. E mi irrita particolarmente chi non riesce a scuotersi e resta sempre uguale a se stesso. Nonostante tutto, nonostante le angherie che subisce, nonostante l'incapacità di cui è vittima

 
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